Premiare il merito per spingere verso l’alto la mobilità sociale

L'obiettivo attuale non può che essere uno soltanto. Uscire al più presto dalla crisi costruendo un'Italia più innovativa e competitiva a livello internazionale e, insieme, più equa e coesa. Dobbiamo sviluppare al massimo la propensione all'export, puntando sulla qualità e sull'innovazione, sulla flessibilità produttiva e sulla tempestività di risposta alle richieste del mercato. Stiamo vivendo una fase storica fatta di prospettive incerte, di cambiamenti radicali e di previsioni difficili. Occorre ricostruire una convivenza sociale che sia capace di lasciarsi alle spalle quella cultura che per molti anni ha considerato concetti come la fatica, l'impegno, il lavoro e, naturalmente, il merito, solo parole vuote. Qualunque sistema fatto di persone - e a maggior ragione quello del lavoro - deve essere portatore di una visione e saper porre obiettivi, premiare i risultati positivi e sanzionare i fallimenti.
Il riconoscimento del merito è, oggi, un modo per rivolgere soprattutto ai giovani una considerazione speciale. Una curva demografica che colloca il nostro Paese tra i primi al mondo per età media, lascia spazio alla tentazione di tutelare maggiormente chi è più avanti con gli anni, rischiando di spegnere nei giovani l'entusiasmo e la progettualità e generando in loro frustrazioni e sfiducia. I dati ci mostrano una realtà che potrebbe ottenere risultati notevoli, puntando in modo più convinto e più deciso sullo sviluppo del capitale umano attraverso il fattore educativo. Meno formazione equivale a minor sviluppo, culturale e sociale. Premiare il merito, poi, significa favorire la mobilità sociale e culturale verso l'alto. Con questo obiettivo, ormai da anni, la nostra Federazione promuove e sostiene numerose iniziative volte a formare e valorizzare i nostri migliori cervelli.
*Presidente della Federazione nazionale

dei Cavalieri del lavoro