Premiare la redditività per rilanciare l’ippica

Che i problemi economici dell’ippica siano di una gravità eccezionale ormai lo hanno detto tutti e a qualche provvedimento urgente si dovrà pur arrivare. L’ippica nel dopo guerra ha avuto un andamento economico fortemente positivo rafforzandosi nel campo delle scommesse in maniera tale da consentire una elargizione di contributi e remunerazioni sempre maggiore. Purtroppo nella ripartizione dei proventi i raggruppamenti forti, Società di corse e Agenzie, hanno potuto avere la meglio sulle categorie degli allevatori e proprietari, procurandosi fette sempre maggiori di introiti, talché il “montepremi” che, intorno agli anni ’50 era oltre il 50% circa dei proventi Unire, oggi è più che dimezzato.
Poiché sono in scadenza le convenzioni con gli ippodromi, ci permettiamo suggerire alcune idee che ci sembrano assennate: a) riduzione drastica sul 20% del prelievo Unire assegnato per il gioco sul campo alle varie società di corse (il premio sul gioco sul campo le società lo ricavano molto bene dall’esercizio della ristorazione); b) equiparazione della percentuale alle società per le giornate di corse ordinarie e per quelle differenziate; c) assegnazione alle società di corse di una buona percentuale sull’utile netto per l’Unire procurato dalle società stesse; d) riequilibrare i forti contributi alle società, ora che tutti gli ippodromi hanno avuto fondi di investimento rilevanti, in relazione alle qualità tecniche e promozionali, da rivisionare e ricontrollare; e) nella riduzione delle giornate di corse, tenere assoluto conto della redditività restringendo l’attività delle società passive favorendo quelle attive. Oggi il problema non è quello di dividere gli ippodromi tra metropolitani e provinciali bensì tra piazze attive e passive. f) L’ampliamento del gioco «simul casting» da assegnare, ad uso quotidiano e non solo in giornate di corse, agli ippodromi che ne facciano richiesta; g) Concordare con l’Aams la possibilità per tutti gli ippodromi di consentire le scommesse su tutti gli eventi sportivi anche diversi da quelli ippici in apposita sala giochi, così come avviene già oggi per alcuni ippodromi italiani. Gli ippodromi attualmente hanno ampi parcheggi, ottimi punti di ristoro, collegamenti televisivi con tutta le rete nazionale di assunzione giochi e non si capisce perché debbano limitare una attività economica che, tra l’altro, porterebbe proventi all’ippica con un movimento di scommesse sempre meno rilevante, integrata anche da un corrispettivo che le società di corse beneficiarie dovrebbero versare all’Unire con una percentuale (magari del 5% come avviene in altri Stati) sui giochi diversi dall’ippica consentiti nell’ippodromo. h) Poiché la necessità di acquisto di corse estere diviene sempre più pressante, specie nei periodi estivi, sembra giunto il momento di richiedere agli ippodromi esteri che nel contempo acquistino corse italiane. L’andamento unilaterale del fenomeno ci danneggia e avvantaggia solo i commercianti di scommesse. L’Unire ha tutti i dati numerici per calibrare al meglio le proposte sopraindicate.