Presentate a San Francisco nuove cure biologiche per arrestare gravi danni alle nostre articolazioni

Reumatologi e ricercatori, si sono dati appuntamento a San Francisco all'incontro annuale dell'American college of rheumatology (Acr). Un'occasione clinico scientifica internazionale fra le più importanti nell'ambito della reumatologia, quest'anno segnata anche da un record storico di presenze: oltre 15mila i partecipanti da più di cento Paesi. Non a caso. L'avvento delle terapie biologiche ha creato in questi ultimi tempi grande fermento scientifico. Basti pensare alla «rivoluzione terapeutica» tuttora in corso nella cura dell'artrite reumatoide (oltre 21 milioni di persone colpite nel mondo, più di 3 milioni in Europa e circa 400mila in Italia). Va detto che fino a qualche anno fa la terapia antiartritica comprendeva farmaci capaci di alleviare i sintomi e attenuare l'infiammazione, responsabile nel lungo termine del danno alle cartilagini. Oggi invece la ricerca ha messo a punto farmaci mirati, diretti proprio contro i mediatori dell'infiammazione e contro le cellule che controllano la risposta immunitaria. In merito interessanti dati, sull'impiego di nuovi approcci terapeutici per l'artrite reumatoide nati nei laboratori Roche, sono stati presentati all'American college of rheumatology di San Francisco.
Uno studio, denominato Reflex (517 pazienti coinvolti in 114 centri di 11 Paesi nel mondo, di cui 18 in Italia) rivela che i pazienti con artrite reumatoide, di grado moderato o severo e che non avevano risposto adeguatamente agli anti-Tnf Tumor Necrosis Factor, trattati con rituximab (bersaglia in modo selettivo i linfociti B) migliorano la loro condizione clinica dopo ciascun ciclo di trattamento: secondo il Disease activity score la percentuale dei pazienti in remissione, è passata dall'8,8 per cento dopo il primo ciclo al 17,6 dopo il terzo ciclo. «Questi dati confermano che rituximab controlla efficacemente l'artrite reumatoide e permette ai pazienti di accusare meno il peso della malattia dopo più cicli di trattamento», ha dichiarato il professor Edward Keystone, dipartimento di reumatologia dell'università di Toronto, Canada. E ancora da San Francisco. I risultati di uno studio in fase III, denominato Lithe, dimostrano che un'innovativa terapia a base di tocilizumab (anticorpo monoclonale umanizzato, inibitore del recettore dell'interleuchina-6), è in grado di inibire in modo significativo i danni strutturali alle articolazioni dei pazienti con artrite reumatoide e di migliorare la funzionalità fisica dopo un anno di cura, aumentando significativamente la percentuale di remissione della malattia, rispetto ai pazienti trattati con il solo metotressato (il 47 per cento verso l'8 per cento).