Presentazione di Gesù al Tempio

Ogni primogenito maschio, secondo la legge mosaica, apparteneva al Signore, perciò doveva essere portato al Tempio di Gerusalemme e simbolicamente riscattato tramite un sacrificio. Così, anche il piccolo Gesù venne presentato ai sacerdoti dalla madre Maria e dal padre Giuseppe. Tuttavia quest’ultimo era solo il padre adottivo, non quello vero. Perciò quello vero, che stava nei cieli, volle ripetere la presentazione ai sacerdoti del Tempio dodici anni dopo, quando avvenne l’episodio conosciuto come «smarrimento e ritrovamento di Gesù al Tempio». Dopo quasi tre giorni di ricerche, figura dei futuri tre giorni nel sepolcro, Maria e Giuseppe si accorsero che il ragazzino era rimasto al Tempio a discutere con i rabbini che vi si trovavano, presumibilmente tra i più autorevoli del tempo. Costoro, dice il vangelo, erano stupiti dall’acume delle risposte di quell’adolescente e dalla sua conoscenza delle Scritture. Per forza, diciamo noi, che sappiamo il seguito: le aveva dettate Lui. Un motivo di meraviglia, comunque, è fornito dalla seguente considerazione: dov’erano, quei rabbini e maestri e dottori e sacerdoti e scribi, vent’anni dopo? Quando, cioè, l’ormai trentaduenne Gesù andava sgolandosi e ripetendo di essere lui il Messia? Possibile che fossero già tutti morti? Vent’anni non sono moltissimi. Se qualcuno di loro era quarantenne quando discusse col dodicenne Gesù, sarà stato sessantenne al tempo degli strepitosi miracoli del Cristo, miracoli che mettevano a rumore l’intero Paese e anche quelli limitrofi. Mah. È uno dei tanti misteri di questa storia.