Presepe, albero e Babbo rampicante: tutto fa Natale

Caro Granzotto, a dicembre molte abitazioni italiane vengono adornate con uno dei simboli natalizi tipico degli ultimi anni: il Babbo Natale appeso alla finestra. Anche se non introdotto dalla Coca Cola come l’icona classica in costume rosso e bianco, mi pare comunque una stonatura la sua presenza in una dimora tra le brume padane o sulla costa tirrenica. Non ho mai capito se si intende rappresentarlo mentre cerca di entrare nelle case italiane non per portare qualche dono, ma qualche bella notizia di cui avremmo tanto bisogno, o se invece se ne esce schifato per aver magari intravisto un albero natalizio plastificato (ma non viviamo già troppo sommersi dalla plastica?). Forse il Babbo Natale di casa Granzotto vorrebbe portare in dono qualche bel tomo, convinto anche lui che leggere è un’arte in via di estinzione e i libri sono specchi in cui troviamo solo ciò che abbiamo dentro di noi. La lettura coinvolge mente e cuore, due merci sempre più rare. Nell’attesa della fondazione del movimento di liberazione dei Babbo Natale penzolanti, dopo quello dei nani da giardino, le chiedo: qual è il più bel regalo natalizio ricevuto e quale vorrebbe ricevere?
Monfalcone (Gorizia)

Le dirò, caro Luglio, che non m’accodo al beghinismo di chi, privilegiando il presepe, condanna l’albero di Natale come espressione pagana inadatta a una festività di profondo sentimento cristiano come quella della Natività. D’altronde fu Giovanni Paolo II, un Papa di certo poco incline alle suggestioni del paganesimo, a volerlo in Piazza San Pietro, cuore della cristianità, come simbolo di festa, del rinnovarsi della vita e metafora stessa della sapienza e della prudenza cristiana («È un albero di vita per chi a essa si stringe e a chi a essa si attiene», si legge nella Bibbia). Stesso discorso per il cocacolesco Babbo Natale il quale, con la sua gerla in spalla, solleciterebbe il consumismo regalizio che poco si addirebbe alla Santa Notte. In verità, la costumanza era quella di scambiarsi le strenne nel giorno dell’Epifania (la cui corruzione in «befanìa» portò a «Befana») perché fu allora che Gaspare, Melchiorre e Baldassarre giunsero alla grotta di Betlemme deponendo ai piedi del Bambino i loro doni. Ma anche anticipata di sei giorni, la consuetudine di scambiarsi regali trae origine pur sempre dalla narrazione evangelica e quindi non dovrebbe essere giudicata fuori luogo. Babbo Natale è simpatico, innocentemente evoca il momento gioioso, sorprendente e fanciullesco della ricorrenza; richiama la figura del nonno ed è un bene in un’epoca di volatilizzazione della famiglia, dove tanti nonni sono costretti a non fare più i nonni. Il presepe, certo, è più affettivo, più intimo e ti porta dritto al vero significato della Natività. Ma, così come la bonaria figura di Babbo Natale, l’albero con le sue luci, le sue gale e ghirlande colorate è allegro, festoso: mette di buon umore. Ora non voglio deluderla, ma le confesso che nemmeno mi dispiacciono i Babbi Natale appesi ai balconi o in arrampicata lungo i muri esterni delle case. Era ora che li si cavasse dal chiuso della loro residenza coatta, i grandi magazzini (ora che ci penso: i Babbi Natale «viventi» non mi hanno mai arrecato il fastidio che invece provo imbattendomi in un presepe «vivente». Sarà che essendo ormai tutto uno show i San Giuseppe sembra siano scelti fra i tronisti e le Madonne tra le veline).
Ma veniamo al dunque: non sono di quegli stucchevoli conformisti ubriachi di politicamente corretto che alla sua domanda risponderebbero, alla moda dei cani di Pavlov: la pace nel mondo. Ma facciano il piacere! L’elenco dei regali che vorrei ricevere è lunga un chilometro, però, siccome il bello del regalo è legato alla sorpresa, se mai cedessi alla tentazione di indicargliene un paio, che regali sarebbero? Buon Natale, caro Luglio e buon Natale, con tanto affetto e riconoscenza, a tutti i lettori (e lettrici, va da sé. Potrei mai dimenticare le mie amatissime lettrici?). Ci risentiamo di qui a due giorni.
Paolo Granzotto