Tra presepi, riti e tradizioni così Roma prepara le feste

LA SPESA Per la vigilia si fa a piazza Vittorio e nella lista non possono mancare i pescetti, il tonno e il capitone

Addobbi e presepi, mostre e processioni: i riti per festeggiare il Natale a Roma, secondo tradizione, iniziano già dai primi giorni di dicembre. D’altronde, la capitale può vantare una sorta di paternità sulla festa o perlomeno un precedente.
Il 25 dicembre, (o, comunque, in corrispondenza del solstizio d’inverno) infatti, gli antichi romani festeggiavano il Sole Invitto, divinità introdotta da Aureliano nel 273 (Dies natalis solis invicti). La ricorrenza pagana che prese origine da culti orientali fu poi sostituita da quella cristiana, celebrata per la prima volta a Roma nel 336.
Molti i luoghi capitolini che celebrano - e ricordano - il Natale, tra storia e attualità. Si comincia tradizionalmente l’8 con la festa dell’Immacolata, quando il Papa, con conseguente pellegrinaggio di fedeli e curiosi - alcuni partono la notte precedente dal santuario del Divino Amore - si reca in visita alla colonna dell’Immacolata, in piazza Mignanelli dal 1856 per volontà di Papa Pio IX, e inaugurata l’8 dicembre 1857.
Tutti gli anni, i pompieri, in una spettacolare cerimonia, offrono fiori alla statua della Madonna sulla sommità. Usanza vuole che questo sia anche il giorno scelto dalle famiglie per andare al mercato di piazza Navona e acquistare statuine della Natività e addobbi per l’albero, da decorare in serata.
Tra i preparativi, la realizzazione dei presepi - nell’Ottocento, una vera «guerra» tra famiglie per l’allestimento più spettacolare - e la visita ai più belli. Il «tour» parte dal più antico - il primo a tutto tondo - scolpito da Arnolfo di Cambio nel 1283 e custodito nella Basilica di Santa Maria Maggiore, per proseguire con quelli sulla scalinata di Trinità dei Monti e a Santa Maria in Via. Più recente ma entrata a pieno titolo nei riti natalizi la visita alla mostra «100 presepi», che, ogni anno in piazza del Popolo - questa edizione fino al 6 gennaio - riunisce natività di paesi diversi.
Il 13 l’appuntamento è alla chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, in via dei Banchi Vecchi, per la processione. Il rione, per la festa, ospitava la fiera della «spasa», frequentata dal popolo e da personaggi noti. Basti pensare che in una di queste, Benvenuto Cellini, feritosi all’occhio, dedicò alla Santa un ex-voto: «venendo alla festa di Santa Lucia alla quale eravamo presso a tre giorni, io feci un occhio d’oro di uno scudo francese, e glielo feci presentare a una della mie sei nipotine».
Il 16 inizia la novena, caratterizzata dall’arrivo degli zampognari, che, per fare fronte alle molte richieste, in realtà, venivano in città già a fine novembre. I «pifferari» eseguivano cantate, pastorali e saltarelli davanti alle «Madonnelle» in vie e vicoli. Dal 1870 la pratica fu vietata ma gli zampognari continuano a annunciare l’arrivo del Natale suonando per le strade, in particolare del centro, spesso in concorrenza con più moderni musicisti travestiti da Babbo Natale. In questo periodo, i bimbi vengono portati alla basilica di Santa Maria in Ara Coeli, dove davanti alla statua del Bambino, recitano la poesia di Natale.
Non mancano riti golosi. Il Portico d’Ottavia conserva la memoria della cena più «ricca» dell’anno. All’antivigilia, ci si recava a fare acquisti al mercato allestito presso Sant’Angelo in Pescheria dal XII secolo all’800. Oggi la spesa si fa al mercato di Piazza Vittorio, ma la lista è rimasta la stessa: pescetti, tonno e capitone.
Quante che siano le portate, la cena deve finire prima di mezzanotte, quando ci si trasferisce in chiesa per la messa. La prima - e più solenne - è a Santa Maria Maggiore. Salire in ginocchio la scalinata dell'Ara Coeli aiuterebbe, però, a ottenere grazie di vario tipo, almeno per zitelle o future mamme. La seconda messa, detta dell’aurora, è a Sant’Anastasia, martirizzata il 25.
Dopo la cena di magro, il 25 si pranza «di grasso» con cappelletti in brodo e cappone. Nei giorni successivi, i romani si incontrano nelle tante Ville della città, magari a fare jogging, tradizione più moderna ma molto diffusa per riprendersi dal «peso» delle feste.
Il 26 di solito è ancora con parenti o amici, per l’ultimo strascico delle classiche tombolate o il tradizionale mercante in fiera. E nei giorni successivi l’attenzione di tutti è incentrata sul Capodanno, sulla corsa al vestito all’ultima moda, sperando sia già in saldi e si ricomincia ad organizzarsi per il cenone, che se non è in un locale, sicuramente è in casa. Nuovo tour de force, quindi, per comprare salmone champagne e squisitezze per dire addio all’ultima notte dell’anno.