Il prestito peer to peer: cos'è e come funziona

In questo periodo di crisi per l'economia l'accesso al credito è sempre più difficoltoso. L'idea di prestito "peer-to-peer" è nata nel Nord Europa qualche anno fa ed è arrivata da noi solo recentemente

In questo periodo di crisi per l'economia l'accesso al credito è sempre più difficoltoso e non ci sono molti investimenti che rendano cifre interessanti in sicurezza. L'idea di prestito "peer-to-peer" è nata nel Nord Europa qualche anno fa ed è arrivata da noi solo recentemente.

L'idea è semplice: il concetto di peer-to-peer tanto caro a chi condivide online musica e contenuti multimediali ha trovato spazio anche in altri campi diversi da quello prettamente tecnologico: quello dei prestiti tra persone, in inglese social lending.

Questo tipo di piccoli prestiti (ovviamente non si può chiedere un mutuo per la casa) offre un duplice vantaggio per gli utilizzatori: chi presta denaro e chi lo riceve percepisce mediamente una quota di interessi più favorevole rispetto a quella proposta dal mercato bancario attuale.

Come mai? Semplice. I costi di intermediazione sono ridotti al minimo (un po' come succede con le assicurazioni online ad esempio), in quanto il prestatore e il contraente del prestito vengono messi in comunicazione diretta (di solito via Internet) attraverso una società che fa da garante in caso di morosità.

In parole povere: se presto soldi ammortizzo il rischio perché ad esempio presto il mio capitale in mini-tranche di piccolo importo a diversi utenti (ottenendo rendimenti più alti rispetto ad altri tipi di investimento), se richiedo un prestito i tassi di interesse di solito sono più bassi rispetto ad una finanziaria o ad una banca tradizionale e la struttura organizzativa, nonostante i controlli siano gli stessi rispetto ad una finanziaria normale (giustamente), è più snella.

Ad ogni utente che richiede un prestito viene assegnato un rating, che indica (con una o più lettere, AAA AB, B, C, ecc...) quanto questo sia affidabile, esattamente come fanno le banche. Più il livello di rating è basso e più i tassi di interesse dovrebbero, in teoria, essere alti per compensare il rischio assunto dai prestatori (che è minimo, ma comunque c'è). In caso di morosità, la società intermediaria attiva velocemente un programma di recupero crediti, come se si trattasse di una banca vera.

E' legale questa cosa in Italia? Assolutamente sì. Tanto è vero che sono già attive diverse piattaforme che permettono, a chi voglia investire in questo settore di prestare soldi "via peer-to-peer".

Siti come Zopa e Boober sono già cliccatissimi ed è possibile cominciare subito a prestare soldi ad altre persone come te. Ovviamente i rischi ci sono (come in tutte le cose) ma con il consueto "sale in zucca" quella del prestito p2p è una nuova alternativa ai consueti canali.

Francesco Napoletano | Napolux dello staff di Uni-Fi Srl