Prezioso collage di stili e colori in casa Jardini

La stilista di Moschino ama vivere in ambienti dove si mescolano le tendenze: «L’importante è l’armonia»

Antonello Mosca

Rossella Jardini ha cominciato a lavorare molto giovane nel campo della moda, fino, nel 1984, ad entrare come assistente per la prima linea, da Franco Moschino. Gradualmente, con il nascere delle altre linee, Moschino la coinvolge in tutte le collezioni e alla scomparsa dello stilista diventa direttore creativo di abbigliamento e accessori per tutte le linee che portano l'etichetta Moschino, prendendosi la responsabilità anche dell'immagine e dello stile del marchio. Una donna estremamente creativa e intelligente, attenta ad ogni trend e ogni cambiamento sociale, e soprattutto appassionata al suo lavoro.
Un personaggio che certamente non poteva non amare la casa.
"È un tema che mi ha sempre affascinato, anche perché l'arredo e la decorazione hanno non pochi punti in comune con il mondo della moda. Designer e stilisti in un certo senso svolgono lo stesso lavoro, cercando nella creatività e nel comprendere le esigenze di una società in continuo divenire, e tutto questo a livello internazionale".
Lei ha cambiato casa da poco tempo.
«Sì, in questo spazio mi sono trasferita circa un anno fa, ed è diventato, in tutti i sensi, il mio vero rifugio».
C'è stato un tema dal quale è partita per decorarla?
«Credo sia stato soprattutto il senso del colore, in tutte le sue espressioni, soprattutto in quella di dare vivacità e calore al tempo stesso ad ogni ambiente. Non è certo una casa di vera rappresentanza, ma ho cercato di renderla in ogni dettaglio capace di mettere gli ospiti a proprio agio, in maniera informale ma certamente piacevole».
A vederla non sembra vi sia uno stile predominante.
«È così, non avrei mai amato una casa improntata in una sola direzione, il mio stile e quello di mescolarne diversi, e di riuscire ad ottenere un risultato che sia ricco di armonia».
Il gusto per il moderno lo si vede anche guardando le pareti.
«Sì, in effetti amo ed amiamo i quadri degli artisti americani contemporanei, e per quanto riguarda quelli italiani le mie favorite sono le tele di Piero Pizzi Cannella».
L'ambiente che preferisce?
«Direi il mio studio, contiene tutti i libri che consulto anche per il mio lavoro, e dove ascoltare musica e seguire la tv. Protagonista è il grande lampadario».
E il suo soggiorno?
«Come può vedere non è un ambiente arredato in modo convenzionale, perché essenzialmente è fatto di tanti divani e poltrone in stili diversi, il colore e la disposizione dei pezzi si rivela però ideale per una conversazione tra amici».
E la sua camera a letto?
«È decisamente spaziosa, arredata anche con una grande libreria in pergamena degli anni Quaranta e un lampadario di Venini. Tutto l'ambiente è declinato nei colori neutri, che hanno un effetto estremamente riposante. Tante sono le cornici portaritratti, che sono dedicate agli amici e ai nipotini. In fondo questi colori neutri si ritrovano anche nel resto della casa, magari diventando verde mandorla, glicine, rosa polveroso o oliva. Credo si abbinino bene con le pareti colorate, e con il vecchio parquet che ho trovato e fatto restaurare».
Quali sono i mobili più significativi che possiede?
«Credo siano tre: una poltrona di nappa viola di Giò Ponti, un tavolo in lacca nera e una scrivania coperta in pelle rossa firmata da Jacques Adnet».
E la cucina?
«Grande e attrezzata come vuole la moda di oggi, se avessi più tempo mi piacerebbe cucinare».
I mobili che possiede certamente non vengono dai normali negozi d'arredamento.
«Alcuni sì, ma credo che occorra andare a scovare ovunque le cose che ci piacciono e vogliamo farla vivere nella nostra casa».
La sua abitazione da sogno?
«Se dovessi davvero sceglierla la andrei a scovare a Ramatuelle, proprio vicino a Saint Tropez. Non lontano dal mare, quel tanto però per vederlo e godersi anche tutto il piacere di quella campagna straordinariamente suggestiva. La casa dovrebbe essere un mas provenzale».