Le primarie addormentano anche Lui

I n una vignetta di Ellekappa una bimba chiede al Signore: «Se anche tu hai visto il confronto in tv aiutami a scegliere un segretario che dia una scossa alla sinistra».

La risposta dell’Altissimo è un respiro da sonno profondo. I tre pretendenti alla guida del Pd Roberto Giachetti, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti non sono certo gente da scosse. Martina sembra un predicatore dell’armata Brancaleone, Giachetti un simpatico radicale vanamente iperattivo e Nicola Zingaretti fa comizi come brindisi per matrimoni.

Da soli o insieme non dicono nulla. Tutti sanno che il candidato di pietra è Matteo Renzi il quale prevede e spera in un bassissimo numero di votanti ai gazebo, avendo avuto prima cura di tagliare le gambe a Marco Minniti, l’unico che aveva fatto qualcosa riducendo gli sbarchi dalla Libia. Quel partito non ha la più pallida idea di che cosa voglia dire una proposta «di sinistra». L’unica scemenza che cercano di accreditare è che loro sono i buoni dalla parte dei buoni e che tutti gli altri sono malvagi. Troppo poco per esistere. Nell’America del cattivissimo Trump per la prima volta i neri hanno raggiunto i più alti livelli di benessere e di occupazione della storia, mentre sotto il buonissimo e nerissimo Obama erano piombati nella più grande depressione. Spacciarsi per gli «ariani del bene» porta prima alla follia, poi alla sconfitta e infine alla delizia del governo gialloverde figlio del disastro del Pd che su questa paternità prudentemente glissa e parla d’altro.