Procreazione assistita Ogni anno in Italia 3 neonati su 100 nascono con la provetta

Il tasso di successo è del 36% il doppio rispetto al 2000

C'è chi un figlio lo desidera con tutta l'anima e, anche quando la natura sembra non essere propensa, lotta con tutti i mezzi a disposizione pur di averlo. A ogni età. Tanto che gli ultimi dati sulla procreazione assistita del ministero della Salute raccontano di tre bambini su cento nati in provetta.

La scienza negli ultimi quarant'anni ha diametralmente cambiato il nostro modo di riprodurci. Era l'estate del 1978 quando, in un ospedale inglese, andò a buon fine la prima gravidanza «artificiale». Nacque Louise, la prima bambina della generazione dell'inseminazione. Da quel giorno di strada ne è stata fatta: le tecniche si sono affinate (il tasso di successo si aggira attorno al 36%, quasi il doppio rispetto al 2000), le leggi sono più elastiche e le remore sono molte meno.

Anzi, si può dire che ormai i tabù sull'uso della procreazione assistita siano quasi del tutto infranti: le coppie si informano con meno timori rispetto a pochi anni fa e non appena capiscono di avere qualche possibilità, intraprendono senza esitare il percorso - non sempre facile - dei cicli di inseminazione. Spesso senza essere pienamente consapevoli di cosa li aspetta tra attese, aspettative deluse, cure da seguire nel dettaglio, date da rispettare.

Sono già otto milioni i bambini nati in tutto il mondo grazie all'aiuto della procreazione medicalmente assistita. In Europa si è passati da 100mila cicli nel 1995 ai 700mila del 2014. La Spagna resta la nazione più attiva ma anche in Italia sono sempre di più le coppie che ricorrono alla tecnica. Nel 2015 sono stati effettuati 95mila cicli, da cui sono nati poco meno di 13mila bambini.

Inoltre da un paio d'anni è possibile ricorrere alla fecondazione eterologa, cioè all'utilizzo di ovociti donati da un'altra donna, fecondati e poi trasferiti nell'utero. Si calcola che il metodo abbia dato la vita a un migliaio di bambini. Ma i problemi da superare a riguardo sono ancora parecchi, a cominciare dalla penuria di donatori. Non di poco conto anche la disomogeneità del servizio sanitario a seconda della regione: le cure non sono gratuite e di facile accesso in tutti gli ospedali nonostante il percorso terapeutico sia previsto nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, per le donne sotto i 43 anni, fino a un massimo di tre tentativi.

Nella storia della procreazione assistita, esiste anche il capitolo della conservazione del gameti in «freezer» (quella degli embrioni non è consentita): la utilizzano soprattutto le coppie in cui uno dei due aspiranti genitori si debba sottoporre a terapie che compromettono la fertilità. Oppure scelgono questa strada le coppie che, per mille motivi, rimandano il momento di diventare mamme e papà ma vogliono crearsi una sorta di «piano d'emergenza». Che tuttavia, dopo i 35 anni, non dà grandi risultati.

MaS