Prodi infuriato con Walter va a piantare l’ulivo in Albania

Il Professore punta a un incarico internazionale. Ieri un blitz a Roma dopo tanto tempo: per incontrare Abu Mazen prima di Veltroni

da Roma

Romano Prodi ha piantato un ulivo a Tirana. Subito dopo ha sorriso, beato. Come un bimbo che ritrova il giocattolo preferito, perduto chissà dove. Lo ha quindi ricoperto di terra, con cura, nella speranza che cresca dritto e rigoglioso. Ha sorriso una seconda volta, come non gli capitava da mesi. Ma ha dovuto lasciare l’Italia, il papà dell’Ulivo con la «u» maiuscola, per ritrovare l’entusiasmo. Ha dovuto prendere un aereo, la settimana scorsa, e recarsi in Albania, terra per lui colma d’affetto, ricambiato dal diretto interessato.
E prima ancora, nei giorni in cui il Pd formato Walter lo deludeva sempre più e dava serenamente e pacatamente nuovi segnali di cedimento - vuoi per la fine di quel dialogo mai cominciato o per i colpi inferti dall’amico Tonino - il Professore volava in Francia, in Spagna, di nuovo in Spagna. Chiamato da tutti per discutere di questioni internazionali, Europa, Africa. Già, quella stessa Africa in cui voleva andare, diceva di voler andare Walter una volta conclusa la sua esperienza al Campidoglio. Quella stessa Africa di cui è invece una sorta di «portavoce», da anni, proprio l’ex presidente del Consiglio. E non è un caso che si vociferi da tempo, per lui, un possibile incarico ad hoc su mandato Onu. Ma questa è un’altra storia.
Sono mesi difficili, settimane che non passano più per il Professore. Che accusa il colpo, ma rimane a guardare, in attesa. Senza farsi fregare di nuovo. E prima della scoppola presa da Walter, scrive di getto una bella letterina in cui comunica, al segretario di partito, di lasciare la carica di presidente del Pd. Apriti cielo. Romano abbandona Walter al suo destino. E lo fa con decisione, incurante delle lacrime di coccodrillo, reiterate, del suo ex pupillo, che non gli aveva riservato neppure uno sgabuzzino al Loft.
Il Professore quindi saluta. Rabbuiato, ma con orgoglio. E si rintana a Bologna, nel suo studio in via di Santo Stefano. Rimane attaccato alla cornetta del telefono (tante le chiamate intercontinentali, poche le interurbane dirette a Roma) e si prepara al rientro. Ma niente politica nostrana, per carità. Non ne può più. Ha già dato. E allora scrive, scrive tanto. Prepara un nuovo libro sulla crisi economica internazionale, che verrà dato quanto prima alle stampe. E a breve preparerà pure le valigie. Andrà in vacanza. Prima con moglie, figli, nuore e nipotini in un’isoletta italiana nel Mediterraneo. Poi, ad agosto, da solo con Flavia.
Ma a settembre sarà di nuovo a Bologna, operativo. C’è da organizzare la fondazione. Sua e di nessun altro. Senza spifferi o correnti del Pd a cui dar retta. Con un unico obiettivo: occuparsi di cooperazione tra i popoli. Per contribuire a sbloccare l’impasse che si vive in numerosi contesti internazionali. E poi chissà. Potrebbe sempre arrivare una chiamata, un’offerta di lavoro, da Bruxelles o New York non importa. Inviato Ue o capo di un’agenzia Onu è del tutto ininfluente. Lui, si sa, non pretende nulla. Anche se il suo sogno, racconta qualche intimo, è quello di succedere in futuro a Tony Blair, oggi inviato del Quartetto (Usa, Ue, Onu e Russia) per il Medio Oriente. Ma per carità, non nominategli più Veltroni.
P.S. Ieri pomeriggio Prodi ha rimesso piede a Roma. E ha incontrato guarda caso Abu Mazen, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese. Ad accompagnarlo c’era Massimo D’Alema. E Walter? Per il leader del Pd, il colloquio con l’ospite internazionale è in calendario oggi. Al suo fianco ci sarà Piero Fassino.