«Prodi come Zapatero se dovesse vincere il sì»

Luca Telese

da Roma

«Doverosa premessa: questa putroppo è una intervista contro il caro amico Enzo Carra».
Lei contro Carra, chi ci crede?
«Ehhh... sì, purtroppo è così. Non doveva, proprio su questo giornale attaccare Prodi. Ho letto la sua intervista: è stato ingiusto».
Scusi presidente, sono incredulo: da quando difende Prodi?
«Sono costretto: da quando Rutelli e gli altri amici della Margherita lo fanno soffrire».
Ma non aveva detto che la Margherita faceva bene a rinunciare alla lista unitaria?
«Certo, ho sostenuto e sostengo quella scelta. Così come è sacrosanta la posizione di Rutelli, schierato per l’astensione al referendum. Ora, con il suo ingresso fra quelli che io chiamo i cattolici infanti, tutto cambia nel quadro politico...».
Cattolici «Infanti» contro gli «adulti» Prodi. Vede che è malizioso col Professore?
«No, solidale. Ho sentito il socialprodiano Boselli - non socialista, o socialdemocratico, mi raccomando - e capisco che con la cancellazione della Margherita Prodi voglia il partito unico. È convinto che le grandi culture politiche dell’800 e del ’900 siano esaurite, agisce di scorta, da leader messianico».
Accusa Prodi di fondarsi sul pensiero debole?
«Ci mancherebbe: io, che gli sono solidale? Noto che mentre un... grande filosofo teorizza che persino il comunismo riapparirà sotto altra forma, fra la filosofia dell’essere e del fare, lui pensa all’Ulivismo - in perfetto contrasto con il filosofo - come a una tabula rasa dei valori liberalcattolici».
Presidente, il «filosofo» di cui lei parla è Joseph Ratzinger...
«Le idee non hanno nome. Conta il senso: Prodi abbandona la tradizione cattolicodemocratica, Rutelli, entra nel club degli atei bigotti messo all’indice da Repubblica e ci si avvicina».
Mentre la Fallaci secondo lei merita l’ingresso nel club?
«Certo. È una laica che difende i valori della vita umana. Come Ferrara, come Pera... Ma davvero pensiamo che qualcuno debba dar retta a Capezzone, piuttosto che a Joseph Ratzinger?».
Ancora non si capisce, allora, in che cosa lei sarebbe solidale con Prodi e distante da Rutelli.
«Rutelli difende i valori di un impianto culturale laico, non laicista. È una fesseria paragonare questo referendum al divorzio, rimproverare i laici astenzionisti di “incoerenza”. La vittoria del sì alla procreazione sarebbe più grave di quella sull’aborto».
Non vede rischi di clericalismo centrista, il ritorno al collateralismo cattolico della Margherita?
«Fesserie. Il contrario, semmai: una parte della classe politica si ripiega sul laicismo. Vorrei chiedere a Fassino se si è scordato di quando Enrico Berlinguer indicava Santa Maria Goretti come modello alle ragazze comuniste».
Presidente, erano gli anni 50!
«Lo so bene. Ma lo dico perchè anche chi sogna la rivoluzione dovrebbe essere contro la selezione biologica di chi vuole il consumismo bioetico. Ho una paura...».
Quale?
«Che se vince il sì, i cattolici adulti alla Prodi troverebbero la scusa per dire che ormai non ci sono più barriere possibili all’introduzione dello zapaterismo».
Le ricordo che ha esordito dicendo di voler difendere Prodi...
«È quello che voglio fare: capisco che un leader messianico come lui invochi le primarie come atto di fede nei suoi confronti. Prodi si sente incompreso e tradito dalla Margherita: bisogna capirlo, poverino, un leader messianico non si può far contare! Un profeta non ha elettori, ma seguaci».
Sarà pure una difesa di Prodi, ma vedo che lei continua a preferirgli i suoi avversari.
«Rutelli, che da giovane fu cacciato dal collegio Massimo per i suoi amori sessantottini...».
Come, come? Amori?
«Si fidi, anche qui ho le mie fonti. Rutelli ha fatto una magnifica conferenza stampa sui referendum, e si è guadagnato il benvenuto fra i cattolici infanti e non. Solo il leader-profeta, invece, può pensare riuscire a fottere Ruini - mi consenta la sottigliezza - per costruire il suo Ulivo mondiale».
Cosa consiglia a Rutelli? Rifare lui la Dc come sperano molti?
«Noooh! Sarebbe una sciocchezza. Non faccia nemmeno come il Labour che ha eletto tre membri dell’Opus dei nelle sue fila».
Come come? Opus dei?
«Si fidi, ho le mie fonti. Rutelli è più vicino al riformismo liberale di Beveridge che a quello socialdemocratico di Schröder».
Ora che è più vicino alla Chiesa deve correre alle primarie?
«Nooohhh. Voti Prodi, perchè come diceva mia nonna, più si annacqua il brodo e meno sa. Dopodichè... lo cucinano lo stesso».
Prodi o il brodo?
«Ehhhh...».
Il brodo?
«Entrambi».