Il professore che si scopre ambiguo maestro

In «Prima esecuzione» di Domenico Starnone un insegnante ritrova l’ex allieva diventata terrorista

Realmente pericolosi non sono i cattivi maestri: sono i maestri ambigui, le guide spirituali che sotto le parole nascondono un nucleo irrisolto, un quesito rimasto sospeso del quale non sono mai venuti a capo. In questo caso non è raro che a rispondere alla domanda elusa, e a separare il bene dal male, pensino nel frattempo gli studenti con le loro opposte scelte esistenziali.
È appunto quel che accade a due ex-allievi di Stasi, il professore in pensione protagonista dell’ultimo romanzo di Domenico Starnone. Nina, una ragazza indocile ma non insensibile all’angosciato e un po’ tetro rigorismo del docente, è diventata una sospetta terrorista mentre Sillitto, un suo compagno di classe, il commissario di polizia che l’ha arrestata.
Le cose si complicano il giorno in cui la giovane, uscita di prigione per mancanza di indizi, prega Stasi di compiere un’operazione estremamente compromettente: ritirare un oggetto in un’abitazione del centro. Accettando di diventare un favoreggiatore Stasi sceglierà un corno del dilemma, fino a perdersi. Evidentemente erano le sue contraddizioni a sostenerlo, come l’aria tiene in piedi un pupazzo gonfiabile.
Con Prima esecuzione (Feltrinelli, 142 pagg., 12 euro) Starnone dà un altro giro di vite al «metodo» basato sul progressivo approfondimento della tensione sperimentato negli incubi grotteschi di Labilità, ma non si ferma qui. Con una mossa che avrebbe indebolito scrittori meno solidi, infatti, incastona la vicenda in una cornice costituita dalla voce di un romanziere che descrive la «prima stesura» di un racconto. È forse anche per questo che nella pagina dei ringraziamenti l’autore ha sentito il bisogno di sdebitarsi con la curatrice del volume Annalisa Agrati (che immaginiamo bravissima) per aver saputo trasformare in un’opera compiuta «materiali d’epoche ed intenzioni diverse - files, quaderni, foglietti, e-mail, sms, appunti con la bic sul palmo della mano». «Va da sé», prosegue Starnone, «che delle sciocchezze sono colpevole io».
Da parte nostra ci è sembrato che con tutti i suoi doppi fondi, cul de sac e improvvise contromarce Prima esecuzione sia un romanzo riuscito, quasi esemplare nel suo costringere un personaggio scisso a risolversi. A colpire, in particolare, è la maestria con cui Starnone si serve della pagina come di un prisma attraverso il quale un singolo problema viene diffratto lungo tutto lo spettro della realtà umana, dalle pulsioni distruttive più ferine alla riflessione giuridica più astratta, passando per il piano familiare e quello professionale. Ma sorprende ugualmente la svolta finale, destinata a trasformare il romanzo di un crollo morale nel romanzo di una sottile, crudele vendetta.