Le profezie più difficili non sono quelle sul futuro

Intitolare Primo libro delle profezie un volume che parla di cose passate è una cosa che può venire in mente solo a un matto. Però Giorgio Dell’Arti non risulta aver perso il senno. Eppure lo fa. Perché? L’operazione è al tempo stesso una piccola sfida e una malinconica riflessione sulla professione del giornalista. In queste 236 pagine (Marsilio, euro 13) Dell’Arti allinea, senza commenti e senza cercare di interpretare, gli avvenimenti più importanti del 2007, per la precisione fino al 30 novembre, data in cui il manoscritto è stato consegnato all’editore. Lo spunto è la rubrica quotidiana che Giorgio Dell’Arti tiene sulla Gazzetta dello Sport, dove il direttore Carlo Verdelli gli ha chiesto di spiegare «Il fatto del giorno» a lettori apparentemente interessati solo ai legamenti di Kakà, Totti o Del Piero. Cinque domande e cinque risposte, che sono risultate la rubrica più letta del quotidiano sportivo.
Scegliere il fatto del giorno sembra semplice ma non lo è. Se ci hai azzeccato vuol dire che hai fatto una profezia giusta. Ma spesso quello che oggi ti sembra imprescindibile, tra un mese, tra un anno o peggio tra dieci anni, risulterà assolutamente marginale. Come lo stendhaliano Fabrizio Del Dongo, il cronista sta al centro della battaglia quotidiana, ma non sempre capisce cosa accade intorno a sé. Questa è la sfida di Dell’Arti, che nel prologo spiega: «Quanto al fatto che l’abbiamo indovinata un sacco di volte, sono d’accordo. Non per questo dobbiamo montarci la testa. Un anno dopo, riconsideriamo tutto».
Dell’Arti ha il pallino del dettaglio, perché sa che il dettaglio vale più di tante chiacchiere. È uno che ama raccontare la realtà in pillole. Su Vanity Fair (colpevole sempre Verdelli) spiega i fatti della settimana «in cinque minuti». Su Io Donna, recensisce i libri in gocce. Sulla Stampa fa zapping tra i programmi tv in quattro righe. Sul Foglio ha una colonna dove infila Delitti, amori e suicidi raccontati come se fossero lanci dell’agenzia Stefani degli anni Venti.
Questo suo maniacale tentativo di capire e spiegare la realtà non per massimi sistemi ma partendo dalle cose minime e ultime, lo ha portato anche a scrivere (a quattro mani con Massimo Parrini) un Catalogo dei viventi, dove si raccontano (va da sé in pillole) la vita e le gesta di 5.062 italiani notevoli. In un altro libro, Coro degli assassini e dei morti ammazzati (sempre Marsilio) ha riunito i delitti e i fatti di nera creando un romanzo corale che assomiglia a una Spoon River in nero.
Nel Libro delle profezie sono raccolte le 712 notizie considerate di rilievo e un Annale diviso per mesi, dove si registrano i fatti salienti dal novembre 2006 al novembre 2007. Saranno veramente quelli che resteranno nella storia? Dice Dell’Arti: «Il modo di trarre auspici dalle viscere delle notizie, sarà un esercizio lasciato al lettore».
A fare previsione sul futuro ci si azzecca raramente. Ma anche farle sul passato, come dimostra questo libro, non è affatto semplice.