«Progetto Arthea», ora l’arte si impara usando la Playstation

«Non riesco a far prendere in mano un libro a mio figlio, concentrato com’è ad armeggiare con quegli aggeggi elettronici». Chissà quante volte questa frase disperata è uscita dalla bocca di mamma e papà. Così accade che, nel tempo, ci si trovi a dover avere a che fare con degli «smanettoni» di console e computer che, però, ritengono che il modo migliore per ridare lustro ai marmi degradati (a causa dello smog) del Colosseo sia quello di buttare giù l’anfiteatro e ricostruirlo paro paro nel punto in cui si trova.
Perché, dunque, non usare il linguaggio (e gli strumenti) di questi potenziali Attila per spiegare che l’Anfiteatro Flavio si trova lì da quando nel 72 dopo Cristo è stata posta la prima pietra da Vespasiano, perché l’arena eretta da Augusto in Campo Marzio era andata distrutta nell’incendio con cui Nerone rase al suolo la città? Oppure, per i più grandi, per fornire qualche particolare inedito sulla Deposizione di Cristo di Raffaello a Galleria Borghese? Ecco, dunque, il Progetto Arthea, «il nuovo linguaggio dell’arte». Un’idea tutta nuova, presentata lo scorso 11 dicembre presso la galleria Borghese e realizzata in cooperazione con il Comune di Roma. Il progetto sfrutta lo strumento ludico più in voga, la Playstation nella sua versione portatile. Facendone, dunque, non solo un oggetto per il puro intrattenimento ma anche un’opportunità per apprendere.
A parlare con entusiasmo del progetto è, dal suo ufficio sulla via Flaminia, Andrea Cuneo, marketing manager di Sony Computer Entertainment: «Quando abbiamo saputo che Arthea ha scelto Playstation Portable come partner tecnologico, abbiamo accolto l’iniziativa a braccia aperte. Ci piace l’idea di pensare uno strumento versatile quale è Playstation come veicolo culturale. In fondo se un bimbo si trova più a suo agio con una Playstation anziché con un libro, perché non approfittarne per convogliare contenuti culturali?». Un mezzo per bimbi, dunque. Ma non solo. In fondo la Playstation è un mito anche per i figli degli anni Settanta, cresciuti con il Commodore 64, che ha appena varcato la soglia del quarto di secolo.
Ma la novità più interessante realizzata da Arthea sta nelle modalità con cui vengono date le notizie: in una società «mordi e fuggi» come quella in cui viviamo, si è pensato di diffondere le informazioni sul monumento, sul quadro o sull’opera d’arte in pillole, al massimo tre minuti. «Poi - continua Andrea Cuneo - se uno ritiene di voler approfondire, magari perché incuriosito da un particolare, potrà farlo per conto proprio. Altrimenti avrà perlomeno ricevuto un’infarinatura su quanto ha davanti a sé».
Uno strumento a tuttotondo, insomma. Per i bambini che non ne vogliono sapere di leggere un libro ma che - si spera - entrino a contatto con la cultura. E anche per i turisti che da gennaio potranno prendere a noleggio presso le strutture alberghiere o presso i tour operator la Psp e avere, in sette lingue diverse (italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, russo e giapponese), un’infarinatura con oltre cento filmati sui tesori di Roma dagli albori a oggi.
Un’idea, quella di Arthea, che si pensa di divulgare presto al resto del Paese. Intanto Roma è stata scelta per il progetto-pilota. E per una città che di cultura ne ha da vendere non poteva essere altrimenti.