Progetto «Desertec»? Continuo a preferire il nucleare...

Egregio Granzotto, vedo che Lei si interessa molto alla questione ambientale con spirito critico nei confronti delle fonti della energia alternativa, mentre si mostra favorevole al nucleare. Le sue obiezioni al solare cadrebbero però di fronte al progetto «Desertec» - la Trans-Mediterranean Renevable energy cooperation - cui partecipa il nostro Nobel Carlo Rubbia e che ha come obiettivo produrre energia pulita sfruttando la radiazione solare della fascia sahariana. E non parliamo di pochi kWh, ma di energia sufficiente a servire tutta l’Europa. Infatti gli studi svolti hanno dimostrato che centrali a energia solare termodinamica, disposte su meno del 0,3% dell’intera superficie desertica dell’area del Medio oriente del Nord Africa, sarebbero in grado di generare elettricità in quantità tale da coprire la domanda attuale di quelle regioni e della stessa Europa. Producendo energia calcolata al costo di circa 4 o 5 euro per /kWh. Altri vantaggi: nel corso della costruzione degli impianti si creerebbero posti di lavoro per forze altrimenti destinate all’emigrazione. Non sarà messa in opera un’unica centrale di grandissime dimensioni, bensì centinaia di centrali collegate in rete e alimentate da energie rinnovabili, distribuite su più continenti. Gli impianti solari nel progetto «Desertec» si basano sulla tecnologia solare termodinamica, quella già attuata da Rubbia nel progetto «Archimede» di Priolo e in Spagna. L’energia solare viene riflessa dagli specchi così da riscaldare il liquido contenuto in un tubo e dare luogo a una circolazione naturale all’interno dell’impianto. Il flusso del liquido genera la necessaria energia per azionare le turbine e quindi produrre altra energia. Le quantità di calore in eccesso rispetto alla domanda possono essere immagazzinate in serbatoi di sali fusi e utilizzate per azionare le turbine nelle ore notturne o in corrispondenza di un picco della domanda. Deve riconoscere, egregio Granzotto, che se realizzato un progetto del genere affrancherebbe l’Europa e un domani il mondo dalla schiavitù del petrolio e dalla maledizione delle emissioni di gas serra. Ne vorrebbe parlare, nel suo Angolo?
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Leggendo la sua mail m’è tornato in mente l’aristocratico buontempone che a metà dell’Ottocento propose di portare a bollore le acque del Mediterraneo e riversarvi un acconcio numero di mandrie bovine. In tal modo si sarebbe ottenuto ottima minestra e abbondante lesso, in quantità tale da sfamare l’Europa intera. Nessuno nega, nemmeno il più scettico riguardo le energie alternative, che il progetto «Desertec» sia spettacolare, caro Abbagnano. Ma non è anche un tantinello utopistico? Tappezzare l’Africa dall’Atlantico al Mar Rosso di pannelli solari termodinamici (centinaia di migliaia? milioni? decine di milioni?) e di tubi e di turbine; approntare una ragnatela di migliaia di chilometri di cavi e condotti per convogliare l’energia nelle città africane ed europee attraverso mari, monti e deserti; predisporre squadre (migliaia? centinaia di migliaia?) per la manutenzione, la pulizia - polvere, sabbia e sporcizia varia attenuano la produttività degli specchi solari - dei pannelli; provvedere all’immagazzinamento del calore in eccesso per far fonte a un surplus di domanda mettiamo di Dublino; vigilare che i pannelli non cadano vittima di atti vandalici o di guerra in tutta l’estensione del Sahara e dintorni. Un bell’impegno, eh? E anche costosetto: 500 miliardi di euri, come da preventivo (che come sappiamo non ci azzecca mai. Facciamo 800 per esser tranquilli). E una ventina d’anni di lavori. Il tutto senza sapere se i risultati di un impianto di così ciclopiche proporzioni corrispondano poi a quelli indicati dalle simulazioni al computer. Ma allora scusi, caro Abbagnano, energia pulita per energia pulita, non è meglio il nucleare?