In programma stamattina il primo incidente probatorio sul gruppo «alfa» composto da quattro dei diciannove bambini della scuola materna Olga Rovere Rignano: la Procura impugna le scarcerazioni Gli esperti designati dal gip valuteranno se i piccoli siano

La Procura di Tivoli ha impugnato l’ordinanza con la quale il Tribunale del riesame di Roma ha revocato gli arresti disposti dal gip Elvira Tamburelli per cinque dei sei indagati nell’inchiesta sui presunti abusi ai danni dei bimbi della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. Il ricorso del pm Marco Mansi sarà esaminato dalla Corte di cassazione.
Intanto, a proposito delle perizie psicologiche sui bambini, i legali dei genitori si appellano al garante della privacy chiedendo ai media il rispetto della Carta di Treviso sulla tutela dei minori. Questa mattina ci sarà la prima fase dell’incidente probatorio sul gruppo «alfa» composto da quattro delle diciannove presunte vittime di abusi e violenze. Entro il 24 luglio la dottoressa Angela Gigante, neuropsichiatra infantile, con le psicologhe Marilena Mazzolini e Antonella Di Silverio dovrà rispondere ai quesiti formulati dal gip del Tribunale di Tivoli, Elvira Tamburelli. Sede scelta per gli interrogatori l’Istituto di neuropsichiatria infantile dell’Università «La Sapienza» in via dei Sabelli. Una tappa necessaria per stabilire se gli alunni della materna Olga Rovere siano in grado di testimoniare contro i presunti «aguzzini».
Secondo il giudice che il 24 aprile scorso ha firmato le ordinanze di custodia cautelare, il pool di esperti dovrà verificare, attraverso colloqui con i minori e con il nucleo familiare e altre eventuali figure educative e terapeutiche di riferimento, quali siano state all’epoca dei fatti e in epoca successiva le condizioni psichiche. Inoltre, dovrà precisare per ciascun bambino l’eventuale sussistenza di condizioni capaci di incidere negativamente sullo sviluppo e formazione della personalità dei minori. Non solo. Il giudice vuole chiarire se fra i piccoli «fossero presenti anomalie o alterazioni e, in particolare, se abbiano sofferto di disturbi della personalità e del comportamento tali da inficiare la capacità a testimoniare o l’idoneità a ricordare ed esporre i fatti con riferimento all’età, alle condizioni emozionali che ne regolano le relazioni col mondo esterno, alla qualità e natura dei rapporti familiari». Ancora: «Se vi siano movimenti affettivi o altre ragioni - spiega l’ordinanza - da cui risulti che i bimbi abbiano subito o possano subire influenze da parte di terzi, in qualsiasi forma (scritta, orale, comportamentale o altro), tali da inficiare la capacità a testimoniare o l’idoneità dei minori». Concluso l’accertamento, solo se i bambini risultassero idonei a sostenere le domande del giudice potranno essere sottoposti all’incidente probatorio vero e proprio. A quel punto le dichiarazioni avranno valore di prova e potranno essere presentate in aula nell’eventualità di un processo. Tutto questo dovrà avvenire con la massima prudenza, in un ambiente «protetto» per salvaguardare la genuinità dei racconti e, al tempo stesso, stimolare il ricordo senza comprometterne l’accuratezza e senza provocare altri traumi ai bambini. Le domande, in particolare, dovranno essere aperte, non si potranno ripetere né si potranno fare pressioni. Inoltre non dovranno essere fatte domande induttive e il bambino dovrà parlare liberamente.
Riusciranno le tre psicoterapeute a registrare umori, malumori nonché gli incubi in bimbi dai 3 ai 5 anni? Fra le critiche mosse dalla difesa degli indagati, proprio la metodologia usata dal perito incaricato di valutare i racconti dei piccoli, la psicologa Marcella Battisti Fraschetti. La Fraschetti non avrebbe videoregistrato i primi interrogatori, e avrebbe effettuato sopralluoghi che non le spettavano.