Pronto a Londra mega progetto per moschea da 70mila credenti

Sarà il maggiore edificio religioso in Inghilterra I finanziatori in odore di estremismo

da Londra

La Gran Bretagna si trova ormai di fronte ad un bivio inevitabile:deve scegliere tra “l’islamizzazione” della sua società o la reazione violenta degli inglesi, sempre più turbati dal forzato indebolimento della cultura maggioritaria. Un bel problema per il governo, ma soprattutto per la nazione dove il dibattito tra Islam e Occidente sembra più acceso che altrove e dove ogni aspetto delle diverse culture e religioni in questi ultimi anni è destinato a trasformarsi in polemica.
A sostenere questa tesi, con toni sorprendentemente accesi è Irfan Al Alawi, un musulmano moderato che dalle colonne del settimanale The Spectator ha lanciato il suo «anatema» contro il progetto per la realizzazione di una mega moschea londinese, che dovrebbe venire costruita a Newham, nei pressi del villaggio olimpico. Fortemente voluto dal sindaco di Londra, Ken Livingstone, secondo Al Alawi il nuovo centro non farebbe altro che incoraggiare l’estremismo.
L’autore dell’articolo spiega infatti che nella capitale esistono molte altre moschee in grado di accogliere i fedeli musulmani. «La moschea di Regent’s park - sottolinea - con la sua cupola dorata è considerata una delle più una delle più importanti di tutta l’Europa occidentale. E il Centro islamico londinese, aperto nel 2004, può accogliere diecimila fedeli. Poi, naturalmente c’è anche l’arcinota moschea di Finsbury park, frequentata dagli islamici più radicali». Non ci sarebbe dunque bisogno a Londra di una nuova sede di culto e proprio per questo motivo la realizzazione della moschea di Markaz (markaz in arabo significa «centro») cela un pericolo subdolo. Quello dell’infiltrarsi di una cultura separatista che nulla a che fare con l’Islam moderato. «Questa moschea sunnita - continua Al Alawi - è bizzarra e intrusiva. Destinata a essere la più imponente struttura religiosa della Gran Bretagna, sarebbe in grado di accogliere 70mila persone. Secondo le ultime stime la sua costruzione costerebbe circa 300 milioni di sterline».
Se il progetto venisse portato avanti – e sembra che tutte le carte siano già pronte – un simile edificio urterebbe la sensibilità di tutti. Dei non musulmani, ma anche degli islamici che non sono fondamentalisti come i sunniti, trasformandosi così nel simbolo di un Islam estremista che desidera «segnare» il proprio territorio in terra occidentale anziché integrarsi e dialogare con altre culture.
Un po’ come la grande moschea che gli estremisti musulmani tentano da tempo di costruire in Andalusia. Dopo aver inutilmente provato ad «occupare» parte della cattedrale (ed ex moschea) di Cordoba, ora cercano di portare avanti il progetto in una grande area nella città. Il centro che vorrebbero realizzare sarebbe secondo soltanto a quello della Mecca, ma la sproporzione tra la dimensione del progetto e il numero attuale dei fedeli rivela un fine che sembra essere ben diverso dal semplice diritto dei credenti ad avere delle sedi di culto anche in Europa.
Agli islamici inglesi come Al Alawi non piace inoltre che dietro il progetto Markaz ci sia il sostegno di organizzazioni estremiste come la Tabligh-i-Jamaat o Call of the community. «La prima - racconta l’autore - è una setta sunnita separatista che è stata sottoposta ad accurate indagini dopo le atrocità dell’11 settembre. I suoi seguaci insistono nel presentarsi come un gruppo di non violenti, ma nei loro ranghi sono passati numerosi terroristi come John Walker, l’americano-talebano combattente o Richard Reid, il kamikaze con l’esplosivo nelle scarpe». Irfan Al Alawi si scaglia apertamente anche contro il sindaco Livingstone per il suo appoggio a un progetto che ritiene inopportuno. «Nel tentativo smanioso di riaffermare le sue credenziali multiculturali - spiega - ha dimostrato una povera sensibilità nel distinguere le varie tendenze all’interno della comunità islamica, soprattutto per quanto riguarda il conflitto tra moderati e radicali. Inoltre, una certa parte del Labour porta avanti l’assurdo concetto sul radicalismo "socialmente accettabile" perché soltanto retorico a differenza dell’estremismo che sarebbe invece violento. Una distinzione che i musulmani moderati rifiutano». E se Ken il rosso guarda con favore a un ghetto musulmano di lusso e i politici non islamici sguazzano nella correttezza politica, Al Alawi invita allora i suoi stessi compagni ad alzare la voce e a intervenire - laddove le stesse autorità britanniche latitano per paura, interesse o per vigliaccheria - ripudiando «ogni forma di estremismo».