Proteggiamo il cuore a tavola

«Aggiungendo alla dieta gli Omega 3 riusciamo a salvare molti infartuati», afferma il professor Luigi Tavazzi

Luigi Cucchi

Esperti italiani ed internazionali si sono riuniti a Roma per affrontare il tema della prevenzione cardiovascolare. È stato fatto il punto sulle più attuali conoscenze ed implicazioni terapeutiche nel campo degli acidi grassi polinsaturi. All’incontro, conclusosi ieri, patrocinato dal Gruppo Italiano Studio Sopravvivenza infarto del miocardio(Gissi)) e dal Mario Negri Sud (organizzato in collaborazione con Pfizer e Sigma Tau) hanno partecipato oltre 600 cardiologi. È stato ribadito il ruolo degli acidi grassi polinsaturi (omega3), evidenziandone le potenzialità in ambito cardiovascolare, in base alle attuali conoscenze e alle prospettive future.
Pietra miliare nella storia di questi farmaci sulla prevenzione coronarica è il lavoro svolto dal Gruppo Gissi. Questo team di lavoro, tutto italiano, è oggi considerato uno dei più qualificati al mondo in campo cardiovascolare. Frutto del loro operato è lo studio sulla prevenzione, i cui risultati, riconosciuti dal mondo accademico internazionale, hanno dimostrato la possibilità di salvare molti pazienti con pregresso infarto, trattati con una dose giornaliera di omega3, senza differenze di genere o età.
«La significativa e coerente riduzione sia della mortalità totale, sia di quella cardiovascolare, coronarica e improvvisa - afferma il professor Luigi Tavazzi, primario al Policlinico San Matteo di Pavia - è sicuramente il risultato più importante e depone a favore di un effetto antiaritmico della terapia con gli omega3». Gli esperti concordano nel dire che il punto di partenza per la prevenzione delle malattie cardiovascolari è sicuramente l'adozione di abitudini alimentari corrette ed è per questo che l'interesse dei ricercatori negli ultimi anni si è focalizzato sugli effetti protettivi dei cibi ricchi di acidi grassi polinsaturi. I cardiologi sono concordi nel suggerire ancora una volta il consumo almeno due volte la settimana di alcuni tipi di pesce tra cui sgombro, trota di lago, aringa, sardina, tonno e salmone. L'interesse su queste sostanze punta ora ad accertare quale sia il loro possibile ruolo nel prevenire l'aterosclerosi. Come ha spiegato il professor Francesco Cipollone, dell’università di Chieti, gli omega3 hanno anche effetti antitrombotici e antinfiammatori.
Si aprono ora nuove prospettive, verso la prevenzione primaria, con i risultati dello Studio «Rischio-Prevenzione», attualmente in corso, che sta attirando l'attenzione verso l’analisi del rischio cardiovascolare «personalizzato». L’obbiettivo è quello di migliorare il profilo di sopravvivenza dei pazienti dopo la fase ospedaliera dell'infarto miocardico acuto. Anche lo studio giapponese Jelis, il primo su vasta scala, dimostra che l’apporto di acidi grassi polinsaturi (di cui è ricco il pesce) protegge dalla mortalità per malattia coronarica. L’aggiunta di omega3 alla terapia tradizionale previene ancor più i più gravi eventi coronarici come l’infarto.