La protesta no-global contro la Moratti danneggia gli studenti

Alberto Giannino *

La rete dei no-global, degli incappucciati e dei Collettivi di sinistra, continua ad occupare le scuole superiori italiane negando, di fatto, il diritto allo studio (sancito dalla Costituzione) per migliaia di studenti attraverso l’uso illiberale dei picchetti davanti alle scuole e l’uso di ingenti, occulte e misteriose risorse economiche (siti web, giornali d’Istituto e clandestini, tipografie, ciclostilati, radio e tv private, ecc.) per realizzare i loro obiettivi politici poco nobili che niente hanno a che vedere con la riforma Moratti, ma che, in realtà, mirano a destabilizzare il governo Berlusconi e la coalizione di centrodestra. Infatti, la maggior parte degli studenti, non conosce affatto la legge Moratti (nel senso che non l’hanno mai letta); legge che ha cambiato, dopo 80 anni, il volto della scuola italiana mettendo finalmente al centro lo studente, i suoi bisogni educativi e la didattica, e non già «i carichi di lavoro», «gli aumenti salariali», «la correzione dei compiti», il reclutamento di altri docenti schierati polticamente, e la contestatissima «valutazione dell’operato del docente».
Essi hanno letto soltanto la sintesi della sintesi della riforma Moratti predisposta dai no-global, dai sindacati e dai loro autorevoli referenti politici. Gli studenti che organizzano autogestioni, picchetti e occupazioni sono un’esigua minoranza che fa leva sulla stanchezza dei loro coetanei e naturalmente trova consenso: ben vengano quindi cortei, manifestazioni, occupazioni e autogestioni contro la riforma Moratti. L’importante è non fare scuola! Ma, in realtà, non hanno nessuna motivazione seria credibile e autorevole, se non quella di creare caos prima delle elezioni politiche e amministrative di aprile e maggio 2006.
I veri obiettivi delle proteste e delle agitazioni nella scuola italiana, sono essenzialmente due: la delegittimazione del presidente del Consiglio Berlusconi e del ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, candidato sindaco a Milano. E per questo sono disposti ad agitazioni permanenti e stabili nei vari istituti scolastici del Paese, per esempio, avvalendosi della collaborazione di Gad Lerner, Dario Fo (che girano in coppia i licei di Milano), della Cgil scuola, dei Cobas, della Gilda, dell’Arci, e di altre associazioni che orbitano nella galassia della sinistra italiana moderata ed estremista della scuola italiana.
È davvero sconcertante, motivo di forte preoccupazione e di profonda tristezza che nessuno si ribelli a questi signori incappucciati che commettono una serie impressionante di reati durante le varie occupazioni e autogestioni delle scuole. In questo clima arroventato, di tensioni e di illegalità permanente nelle scuole pubbliche, dove lavorano e studiano 7 milioni di studenti italiani e 890mila docenti, gli incappucciati vogliono trovare un consistente serbatoio di voti per le prossime elezioni con una campagna elettorale mirata, che poi deve far confluire i voti degli studenti delle classi quinte, di molti genitori, di moltissismi docenti e del personale non docente nelle varie formazioni politiche del centrosinistra. Come? manipolando le nuove generazioni, indottrinandole e facendo un uso distorto della didattica in classe con interventi politici distorti diffamatori e con tante proteste. Bisogna riportare la legalità nelle scuole e garantire il diritto allo studio di centinaia di migliaia di studenti di cui sono inspiegabilmente privati con l’uso della forza, della violenza e della intimidazione per fini vergognosi esclusivamente politici ed elettorali. Sono anni che la scuola pubblica italiana è diventata una palestra di odio e di intolleranza verso il premier Berlusconi con il placet di alcuni docenti, sindacalisti e collettivi di sinistra. Pochi soggetti socialmenti pericolosi non possono più paralizzare la scuola pubblica per i loro fini personali politici, causando disordini e fomentando conflittualità. La scuola pubblica è di tutti: non è di questo o quel sindacato, di questa o quella fazione, di questo o quel collettivo.
* presidente nazionale

Associazione docenti cattolici