Provocatore, poeta, profeta: Ferlinghetti, il perfetto americano. Anzi, "Americus"

Lo scrittore-editore, ultima voce vivente della Beat Generation, compie 90 anni. Uno spirito libero, anticonformista, ribelle ma per questo squisitamente «americano». Per festeggiarlo, in Italia esce la sua autobiografia: una «chiamata per il risveglio» della coscienza nazionale

«Happy birthday», Lawrence. Buon compleanno, vecchia testa matta d'un «beat». Che significato «battuto», certo; ma anche «beato». E Lawrence Ferlinghetti può dirsi davvero beato: è oggi uno dei più grandi poeti viventi americani e ormai, dall'alto dei suoi 90 anni, l'ultimo esponente della Beat Generation. Discendente di una famiglia di immigranti italiani-portoghesi-sefarditi, Ferlinghetti è nato a Yonkers, nello Stato di New York, proprio 90 anni fa: il 24 marzo 1919. Oggi è un arzillo "vecchietto" che continua a scrivere e pubblicare poesie e a gestire la sua libreria - la mitica «City Lights» di San Francisco aperta nel 1953 insieme all'amico Peter D. Martin e che da lì a due anni diventò anche casa editrice - e a dipingere: i suoi lavori sono stati esposti in molte gallerie e musei. Ma in questi 90 anni Ferlinghetti è stato e ha fatto un po' di tutto: poeta prima di tutto (da qualche anno è anche "Poeta Laureato" di San Francisco) e poi romanziere, drammaturgo, libraio, editore, pittore, persino attore (nel 2006 ha interpretato se stesso nel film di Finn Taylor «The Darwin Awards»). La sua amicizia e il rapporto intellettuale con Allen Ginsberg, Gregory Corso, Jack Kerouac, William Burroughs, Diane DiPrima, Peter Orlowsky e gli altri beat lo consacrano fin dagli inizi uno dei "pilastri" della Beat Generation, di cui è sempre stato l'editore di riferimento; ma è stato anche altro: Ferlinghetti - il "Prevert d'America", come lo ha chiamato la sua grande amica Fernando Pivano - deve essere ricordato come il fondatore della prima libreria di soli tascabili e il primo editore di poesia per soli volumi tascabili; il primo a distribuire i bottoni della campagna antinucleare nella sua libreria; è stato un attivista del «Fair Play for Cuba Committee», un «anarchicopacifista»... Lo scorso anno Giada Diano ha raccontato la sua epica vita nel libro «Io sono come Omero. Vita di Lawrence Ferlinghetti» (Feltrinelli): una biografia che procede più per "emozioni" che per episodi cronologici e che si incrocia con altre esperienze e personaggi: Ginsberg e Pound, i gruppi anarchici italiani e i movimenti di avanguardia con cui il poeta ha avuto contatti, le battaglie per i diritti civili...
Oggi, per festeggiare i suoi «primi» 90 anni, in Italia esce «Americus» (pubblicato dall'editore Interlinea, cura di Massimo Bacigalupo) un'autobiografia della coscienza americana in cui Ferlinghetti lancia una «chiamata per il risveglio» nella grande tradizione americana, da Whitman a Ezra Pound: un libro «libero» e «anarchico» come lo spirito di Ferlinghetti, tra ribellione e anticonformismo, fra tragicità della crisi e tenerezza disarmante verso la vita. «Americus» (uscito negli Stati Uniti nel 2004) è «parte documentario, parte pubblica conversazione intima, parte personale epopea, una non-poesia, una poesia non declamata, una storia banale, una invenzione reale, lirica e politica»: così definisce l'opera lo stesso autore, che combina frammenti di canzoni con parole che parlano di amore e di odio, da Lotte Lenya fino all'ultimo cantante soul. Insomma, Ferlinghetti viaggia attraverso i nostri paesaggi letterari e politici, passati e presenti, per creare un'autobiografia della coscienza americana. Un ottimo modo per festeggiare i suoi (primi) 90 anni.