La psiche è donna parola di Sigmund

C’è Anna, la figlia, e se è vero che la psicanalisi ha fatto esplodere la famiglia, smascherandone delitti e misteri, smontandone i meccanismi senza spesso più riuscire a rimontarli, è anche vero che non ci sarebbe stata la psicanalisi se la famiglia non fosse già saltata in aria a contatto con la modernità. Ed è logico che dalla famiglia Freud trasse i modelli delle sue intenzioni e nella famiglia trovò la linfa per il suo lavoro: «La sua stirpe proseguì attraverso la più giovane delle sue figlie, la vergine vestale Anna, che divenne la guardiana del tempio della psicoanalisi e della parola del padre. “Sant’Anna”. Anna, la santa pulzella che, in quella che definisce un’“altruistica resa”, rinuncia a se stessa per dedicarsi a Freud e alla sua eredità».
C’è Lou Andreas-Salomé, «donna straordinaria», di «pericolosa intelligenza»: quando arriva a Vienna, nel 1912, ha già 51 anni, non è più la meravigliosa, fresca forza della natura la cui vita, prima di incrociare quella di Freud, aveva attraversato i destini di Nietzsche e di Rilke, di Wedekind e di Schnitzler, ma è comunque una delle donne più affascinanti d’Europa, il prototipo del moderno femminino, e non è un caso che per i 25 anni successivi diventi discepola e musa, ispiratrice e seguace, figlia e madre della psicanalisi, dimostrando quelle origini femminili della rivoluzione freudiana che ne costituirono subito la vera forza dirompente.
C’è Marie Bonaparte, pronipote dell’unico Napoleone, moglie di Giorgio di Grecia, zia del Filippo di Edimburgo che tutt’oggi siede sul gradino più basso del trono d’Inghilterra: soprannominata «Freud a dit», fu il ministro degli Esteri della psicoanalisi in Francia e si autoproclamò depositaria del verbo al punto da scomunicare Jacques Lacan, e scusate se è poco; di fronte a lei, Freud si considerò sempre «un piccolo-borghese». Grafomane, eccessiva negli entusiasmi e negli amori sebbene fosse assillata da un’eterna frigidità, Marie, a 42 anni, lesse l’Introduzione alla psicoanalisi e scoprì in Freud un altro padre, forse l’unica figura che nella sua mente potesse competere con l’ingombrante fantasma del grande antenato e che desse un senso, una missione alla sua vita dispersa tra salotti e amanti.
Ci sono Anna, Lou, Marie e tante altre donne, e senza di loro probabilmente il destino di Freud non sarebbe stato lo stesso. Perché è nel rapporto tra il padre e le figlie, tra la gigantesca figura di Sigmund, nello stesso tempo Edipo che ha ucciso il padre e Cronos che divora i figli; è nel tormentato, a volte drammatico, sempre ricchissimo legame che Freud ebbe con le donne, con il femminino che, come prima nessun altro, aiutò a liberarsi da millenni di tabù e di menzogne, e da cui trasse la forza per liberare le sue intuizioni e le sue verità, che viene analizzato l’universo di Sigmund Freud e le sue donne (La Tartaruga, pagg. 524, euro 17,50) che Lisa Appignanesi e John Forrester riescono a dire qualcosa di più sulla grande rivoluzione dell’inizio del Novecento.
Anna, Lou, Marie, e poi Sabina Spielrein, la donna «per cui Jung nel 1906 decise di scrivere a Freud, inaugurando così un rapporto triangolare che sarebbe stato determinante per entrambi i colleghi nonché per la storia della psicoanalisi». E ancora Loe Kann, una delle tante pazienti donne di Sigmund, con in più il fatto che fosse la moglie di Ernest Jones, colui il quale per primo fece conoscere la nuova scienza in Inghilterra. E ancora, Helene Deutsch, una delle prime psicanaliste, icona del femminismo del Novecento, eppure anche lei figlia e discepola del gran misogino. E poi Alix Strachey e Joan Riviére, ambasciatrici di Freud in Inghilterra; Hilda Doolittle e Melanie Klein, donne famose e altre sconosciute, uno sterminato universo femminile che ruota intorno al sole di Sigmund, e ci sarà un motivo se «negli ultimi decenni di vita, Freud allacciò rapporti di amicizia soprattutto con le donne».
Forse perché erano loro le più pronte e le più bisognose di sposare una rivoluzione culturale che aprì la strada al terremoto sociale e mentale che ha spazzato via la famiglia tradizionale, lasciando solo macerie ogni giorno più fragili. O forse perché, ambasciatrice e portatrice di una modernità in cui l’occidente non riesce a fermare (o non vuole) la sua ineluttabile femminilizzazione, è nelle donne che la psicoanalisi e il suo padre trovarono la loro origine e il loro destino.