Lo psicologo/Brava! Giovinezza vuol dire saper amare se stessi

Meluzzi: "Molto spesso lo sport diventa anziché un’attività formativa e
di sana sfida con se stessi, una performance estrema e sadica. Ci pare quindi salutare che da una giovane ragazza
eccellente in una specialità sportiva venga un ridimensionamento sano e
saggio nei confronti dello sport e del suo senso

Molto spesso lo sport diventa anziché un’attività formativa, ludica, e di sana sfida con se stessi, una sorta di performance estrema e sadica. Basta pensare alle atlete del socialismo reale costruite in laboratorio a base di ormoni e anabolizzanti, o alle durezze ascetiche di certe ginnaste bambine orientali di qualche tempo orsono. Per non parlare poi del doping somministrato ingenerosamente persino da genitori allenatori imbarbariti a figli aspiranti campioni nel ciclismo o nelle attività atletiche estreme. Ci pare quindi estremamente salutare che da una giovane ragazza eccellente in una specialità sportiva venga un ridimensionamento sano e saggio nei confronti dello sport e del suo senso. Il grande fondatore delle Olimpiadi De Coubertin amava ripetere che l’importante non è vincere ma partecipare. È una frase che non molti sottoscriverebbero nel mondo delle Olimpiadi e in generale degli sport professionali. Ma è anche vero che se c’è un significato nell’archetipo delle Olimpiadi, mi riferisco proprio a quelle della storia e a quelle delle polis greche, è che lo sport deve essere soprattutto un fattore di pace. Fattore di dialogo tra i popoli, ma anche di pacificazione con se stessi. Pacificarsi non significa rinunciare a raggiungere eccellenze agonistiche. Ma sapere che non c’è nessun valore che trascenda la centralità della persona e la capacità di conoscersi, guardarsi dentro ed accettarsi.
Guai se un risultato deve essere affidato al sadomasochismo di una dittatura di numeri, di record e di calcolatori digitali. L’uomo non è un macchina molecolare. E neppure una scimmia di Dio. È invece un orizzonte di assoluto in cui le persone valgono al di là di ciò che fanno. E in cui comunque essere giovani significa non soltanto essere vitali e vincenti, ma anche essere tanto saggi da sapere ricercare al di là del successo e dei palmares del momento una vita in cui il gioco è innanzitutto creatività, amore di sé e degli altri.
Le attività sportive dei disabili e delle paralimpiadi hanno insegnato a tutti come l’uomo e la donna valgono al di là del loro aspetto fisico, delle performance e delle diversità.
In questo divenire la vita umana è tutta una crescita in cui, mentre da una parte, si perde qualche frazione di secondo nella velocità, dall’altra si approfondisce quel sentire che privilegia la verità e l’autenticità, rispetto alla febbrile frenesia di apparire. È bello che tutto questo venga ricordato a tutti da una ragazza, peraltro nell’attimo di apice del suo successo.