Psicopatologia dei filosofi quotidiani

Misogini, malinconici, spesso orfani in tenera età. Pierre Riffard indaga la «vita intima» dei grandi pensatori. Illustrando i problemi con il sesso, i genitori, le malattie e persino la propria identità

La vita intima dei filosofi non è soltanto curiosa, anche se è divertente guardarli dal buco della serratura: è un modo di comprendere la genesi del loro pensiero. Se lo scienziato scopre ciò che altri prima o poi scoprono, il filosofo estrae da se stesso il nucleo delle sue tesi. Conta su di sé. Questa la premessa del documentatissimo libro di Pierre Riffard I filosofi: vita intima (Raffaello Cortina, pagg. 248, euro 22).
LE DONNE. Inabili alla filosofia come al rugby? Per secoli i filosofi hanno scherzato sull’ipotesi che la metafisica potesse essere maneggiata da una donna. Talete diceva: sono fortunato a essere uomo e non bestia, uomo e non donna. E Aristotele: «La donna è un maschio abortito». Il domenicano Taulero (XIV secolo) sosteneva che le donne dovessero limitarsi «a parlare di Dio e della vita virtuosa, e non disputare sulla divinità». Il progressista Sartre diceva della sua compagna Simone de Beauvoir «ha un’intelligenza da uomo». È innegabile che ci siano state per le donne altissime barriere socio-culturali. Assiotea si dovette travestire da uomo per assistere alle lezioni di Platone. Certi privilegi comunque aiutavano: la brillante Teano (che voleva migliorare la condizione femminile) era moglie di Pitagora, Ipazia era figlia di Teone di Alessandria, Porzia era figlia di Catone Uticense e moglie di Bruto. A loro era concesso pensare.
L’ESSERE ORFANI. Numerosi i filosofi che dovettero affrontare in tenera età il lutto familiare. Platone perde il padre poco dopo la nascita, e troverà un padre sostitutivo in Socrate, diventando proto-socratico. Aristotele è orfano di madre a undici anni e di padre a diciassette, parte per Atene, si aggrega a Platone che però lo tiene a distanza: diventerà antiplatonico. Schopenhauer ha una vicenda più contorta: quando muore il padre (suicida) s’indigna perché la madre, per tutta la durata della malattia del marito, si era data alla pazza gioia. E scriverà: «Eccolo qui l’amore delle donne». Annota giustamente l’autore di questo saggio che è inevitabile pensare alla filosofia come sostituto delle figure parentali: «La creazione di una filosofia non è forse, spesso, la ricerca di una madre o di un padre scomparsi?».
BAMBINI GENI. Mozart a sei anni era strabiliante. Nella filosofia esiste una simile precocità? No. Epicuro s’accosta alla filosofia a 15 anni, ma comincia a pensare veramente a 30. Hobbes a sei anni conosce il greco e il latino, ma filosofo davvero originale sarà solo a 54 anni, con il De cive. Insomma alla «sofia» (il sapere) non si arriva da novizi. La filosofia, come scrive Riffard, «naviga sulla cresta della maturità». Platone ascolta Socrate dai 14 anni in poi, ma vola con le proprie ali verso i 42 anni, scrivendo il Fedone. Aristotele diventa aristotelico a 39 anni, così come Kant è davvero kantiano a 56 anni con la Critica della ragion pura, dopo 36 anni di studi.
GLI AMORI. Il sesso aiuta a entrare nei misteri della vita? Bacone diceva che le opere migliori per la comunità provengono da uomini senza moglie e figli. Quando però emette questa sentenza è sposato da nove anni. I filosofi in fatto di sessualità hanno posizioni estreme: verginità, dissolutezza o addirittura castrazione. Il primo a mutilarsi è Origene, a vent’anni, nel 202 d.C.. Venne castrato, ma non evirato, Abelardo, per aver messo incinta Eloisa. Tra i vergini per convinzione figurano Plotino, Ipazia, Tommaso d’Aquino, Erasmo, Paracelso, Spinoza, Pascal, Malebranche, Kant, Simone Weil («la vergine rossa»). Spinoza spiegava il suo comportamento affermando che dopo l’atto sessuale l’uomo conosce la tristezza: «uno stato che se non annienta la mente, tuttavia la turba e la stordisce». Socrate s’infiammava per i ragazzini malgrado due mogli: Santippe e Mirto. Rousseau conduceva spesso un ménage à trois. Anche Nietzsche, però in forma fallimentare: era solito inviare un messaggero alla donna di cui s’era innamorato, ma capitava che l’amata si mettesse assieme all’uomo che aveva fatto da tramite. Capitò anche con Lou Salomé, cui dedicò una delle più belle frasi d’amore: «Da quali stelle siamo caduti per incontrarci qui?». Altri fondano una sorta di famiglia filosofica o di endogamia parentale. Voltaire fa l’amore con la nipote. Heidegger sposa la sua studentessa Elfriede Petri (violentemente antisemita), ma nello stesso tempo corteggia un’altra sua allieva, Hannah Arendt (risolutamente ebrea).
FOLLIA. I filosofi sono pazzi? Certamente soggetti a turbe. Del resto sono maniaci del lavoro su se stessi. E questo ha un prezzo: malinconia, fobie, depressione. Eraclito viene sempre raffigurato piangente. Divenne un misantropo. Era un pessimista, ma lo era anche la sua filosofia. Hannah Arendt teneva sempre gli occhi bassi e diceva che si allontanava dalla malinconia «solo pensando». Comte ha violenti accessi di violenza, un giorno conficca la forchetta nella guancia del domestico, una sera si getta nella Senna e viene salvato da una guardia. Kierkegaard spiega il suo modo d’essere evocando la sua tristezza di bambino. Schopenhauer attribuisce la sua nevrosi alla morte del padre. Kant sentenzia che l’ipocondriaco s’immagina di avere tutte le malattie. E lui, coerentemente, soffriva di mal di testa e credeva di avere un tumore. Abelardo ha crisi di onnipotenza: «Credo di essere l’unico filosofo al mondo». L’elenco dei disturbi che affliggono Nietzsche è infinito (sifilide compresa). Al termine della sua vita si firma «Cesare», «Il Crocefisso», «Dioniso». Quando viene internato i medici scrivono che «salta come una rana».