Un pugile sconosciuto spedi Alì al tappeto e «folgorò» Stallone

Chuck Wepner nel 1975, prima di essere massacrato, mise kot Clay. L’attore, fra il pubblico, restò impressionato dal suo grande coraggio

Il 24 marzo 1975, a Richfield (USA), Muhammad Alì difese i titoli mondiali dei massimi Wba e Wbc contro un pugile sconosciuto: Chuck Wepner. Nessuno pensava che Wepner potesse durare più di un paio di riprese. Aveva perso molte volte per ferita ed era stato messo ko da George Foreman (in 3 round) e Sonny Liston (in 10). E invece Wepner stupì il mondo incassando tutti i colpi di Alì e riuscendo a spedirlo al tappeto nel corso della nona ripresa: Alì stava indietreggiando per evitare due diretti sinistri al viso e Wepner lo sbilanciò con un destro al corpo. Rialzatosi, Alì cominciò a colpire da ogni angolo l'avversario. Pieno di tagli che sanguinavano, Wepner continuò a combattere ma, alla quindicesima ripresa finì al tappeto, si rialzò a malapena e l'arbitro fermò il massacro. Fra gli spettatori c'era Sylvester Stallone che fu talmente impressionato dal coraggio di Wepner da inventare un personaggio basato su di lui: Rocky Balboa. In seguito, Stallone ha usato altri episodi della vita di Wepner per il suo Rocky. Perciò, nel 2003, Wepner ha portato in tribunale Stallone chiedendogli una parte dei profitti. Di recente, i due si sono accordati. La cifra non è stata resa nota, ma è sicuro che Chuck Wepner è diventato molto ricco. Una bella soddisfazione per un uomo che ha vissuto una vita da film.
Nato a Bayonne (New Jersey) nel 1939, Chuck Wepner ha combattuto dal 1964 al 1978 sostenendo 51 incontri: 35 vinti (17 per ko), 14 persi e 2 pareggiati. Non guadagnando grosse cifre, lavorava anche come venditore di liquori. Nel 1985, venne arrestato per traffico di droga e rimase in carcere per circa due anni. Da allora non ha più avuto guai con la giustizia. Anzi, parla ai giovani affinché non commettano i suoi stessi errori. Ed i giovani lo stanno a sentire perché lo considerano un campione. Pur non avendo mai vinto il mondiale, Chuck Wepner è stato inserito nella New Jersey Boxing Hall of Fame e questo la dice lunga sul rispetto di cui gode Oltreoceano.
Mr. Wepner, ci parli del combattimento contro Muhammad Alì.
«Mi aveva scelto perché mi sottovalutava. Dopo la straordinaria vittoria contro Foreman, voleva un avversario facile. Ho pensato di sorprenderlo attaccando in continuazione. Alì era molto più veloce di me, l'unica possibilità che avevo era di spingerlo in un angolo e sfiancarlo con bordate al corpo. L'ho fatto per tutto l'incontro, ma era bravo ad uscire dall'angolo. Era davvero un grande campione».
È stato il suo avversario più duro?
«No. Sonny Liston picchiava molto più forte. Dopo nove riprese, l'incontro è stato fermato perché avevo il viso pieno di tagli. Mi hanno ricucito con 120 punti... Anche Ernie Terrell era un pugile formidabile. Era stato campione del mondo Wba e nessuno pensava che fossi alla sua altezza. Invece l'ho superato ai punti diventando campione del Nord America. Quella vittoria ha fatto aumentare in modo esponenziale le mie quotazioni presso il grande pubblico. Gli addetti ai lavori mi conoscevano già. Sapevano che ero stato per 42 mesi consecutivi nella classifica dei primi dieci, che avevo vinto diverse volte il titolo del New Jersey e che ero un idolo in tutta la costa orientale. I miei primi due incontri con Randy Neumann avevano fatto il tutto esaurito ed hanno dovuto organizzare il terzo al Madison Square Garden. Per la cronaca, ho battuto Randy due volte. A New York ero famoso anche da dilettante perché avevo vinto i Golden Gloves».
Dopo il match contro Alì, la sua vita è cambiata?
«Sì, ho iniziato a guadagnare grosse cifre anche per eventi che non avevano nulla a che fare con la boxe. Il 25 giugno 1976, mi hanno ingaggiato per affrontare il famoso lottatore Andrè The Giant, che era alto 220 centimetri e pesava 210 chili. Ben 18.000 tifosi hanno affollato lo Shea Stadium di New York, più di cento sale nelle principali città degli Stati Uniti erano collegate. Essendo il wrestling finzione, pensavo che lo sarebbe stato anche il match con Andrè The Giant. Mi sbagliavo. Nel corso del terzo round, lui mi ha afferrato intorno alla vita con una forza impressionante ed io gli ho tirato una serie di pugni dietro la testa. Andrè si è imbufalito, mi ha colpito con una testata, mi ha sollevato come un fuscello e mi ha scaraventato fuori dal ring. L'arbitro ha contato fino a dieci e ha dichiarato vincitore Andrè. Ero incavolatissimo: sono tornato sul ring ed ho iniziato a picchiare il francese finché non ci hanno separati. In seguito io e Andrè siamo diventati amici».
È vero che ha combattuto contro un orso?
«Due volte. Gli avevano tolto gli artigli e messo una museruola, ma faceva comunque male quando mi colpiva. Entrambi gli incontri sono durati poco, ho preferito far vincere l'orso e rimanere incolume! Ho accettato queste esibizioni perché avevo bisogno di guadagnare. Per affrontare Muhammad Alì, ho ricevuto solo 125.000 dollari: 100.000 di borsa, 25.000 come rimborso spese. Sulla borsa il mio manager prendeva il 30%, il mio allenatore il 10%. Sul restante 60%, ho dovuto pagare le tasse. Finanziariamente, il periodo d'oro della boxe ha avuto inizio quattro anni dopo il mio ritiro con la sfida tra Gerry Cooney e Larry Holmes. Entrambi sono stati pagati cifre mai guadagnate da nessun altro. L'11 giugno 1982, al Caesars Palace di Las Vegas erano presenti 29.214 spettatori (record tuttora imbattuto in Nevada), la vendita dei biglietti ha fruttato 6.240.000 dollari, la rete televisiva Abc ne ha pagati altri 3.000.000 per trasmettere l'evento in diretta. Parte del merito è anche mio. Era uscito da poco Rocky III e la sfida tra Rocky Balboa e Clubber Lang era stata associata a quella tra Gerry Cooney e Larry Holmes. Infatti il pubblico in sala cantava il nome di Cooney e la rivista Time mise Gerry in copertina insieme a Stallone».
Chi le piace tra i campioni attuali?
«Fra i pesi massimi, nessuno. Ho grande stima di Virgil Hill, che a 23 anni dal debutto continua a combattere ad alti livelli. È mondiale dei massimi leggeri Wba. Il suo record è di 50 vittorie e 5 sconfitte. Il 31 marzo, a Monaco di Baviera, combatterà contro l'idolo locale Henry Maske. Ho detto a Virgil che deve metterlo ko, perché non gli daranno mai la vittoria ai punti».
Nella sua carriera, Le hanno mai rubato la vittoria?
«Sono stato derubato almeno due volte. Nel 1969, a Portorico, contro il beniamino locale José Roman, a cui hanno regalato il verdetto. Nel 1977, in Sud Africa, avevo vinto 9 riprese su 10 contro Mike Schutte ma non è bastato a convincere i giudici! Sei delle mie quattordici sconfitte, sono dovute a tagli al viso. In alcuni casi, il medico mi ha fermato troppo presto».
È capitato lo stesso a Vito Antuofermo.
«Vito è stato un grande campione ed è ancora molto popolare in America. La gente ricorda i pugili che danno l'anima sul ring, che continuano a combattere con il volto insanguinato, anche se poi finiscono ko. I campioni attuali non sanno soffrire: combattono un paio di volte all'anno, contro avversari facili e gettano la spugna quando le cose si mettono male. Perciò non diventano famosi quanto me e Vito».