«Puniti, retrocessi e umiliati: dobbiamo pagare ancora?»

«Calciopoli è stata gestita male, ma ora basta: troppe sviste, ma dobbiamo essere superiori. Alla fine sono corso a centrocampo urlando perché ero diffidato e il derby lo voglio giocare»

da Torino

Giorgio Chiellini fa parte del Fair Play Team, progetto che intende educare e promuovere i valori dello sport raccogliendo fondi a favore di progetti sociali. Sabato sera ci ha messo tutto l’autocontrollo del mondo per non contestare le decisioni dell’arbitro Dondarini: «I fatti li hanno visti tutti, è quasi inutile sottolinearli ancora. Guardiamo oltre».
Davvero siete così superiori a quanto accaduto?
«Dobbiamo esserlo per forza. Dico solo una cosa: spiace continuare a pagare dopo essere già retrocessi in serie B. E siccome i fatti sono sotto gli occhi di tutti, è meglio perdere una partita come quella di Reggio che non una dopo una brutta prestazione. Argomento chiuso, ma il danno resta».
Lo scorso anno lei era stato tra i più duri a commentare il trattamento riservato alla Juve: sempre convinto?
«Sono un istintivo. Quando penso una cosa, la dico. La mia idea non è cambiata: Calciopoli è stata gestita male. Dopo di che, abbiamo pagato e siamo risaliti in A: serve altro?».
Diciamo allora che lei, da istintivo, è stato bravo a non protestare quando Dondarini ha fischiato il rigore.
«Ero diffidato, non volevo saltare il derby: sono andato verso la metà campo a urlare tutta la mia rabbia».
Il derby, appunto: davvero ha ancora senso vivere la stracittadina come se fosse la partita dell’anno?
«Ci teniamo molto, questo è certo. Lo stadio sarà esaurito, la città sente l’atmosfera e noi all’andata vincemmo con un gol di Trezeguet negli ultimi secondi. Gradirei vivere di nuovo quelle sensazioni: era il mio primo derby di Torino e vincerlo in quel modo è stata una vera libidine».
Era stata anche la sua prima volta in coppia con Legrottaglie.
«Non aspettavo altro. Lo dicevo dall’estate che mi sentivo più centrale che esterno. Io e Nicola siamo stati bravi a cogliere l’occasione: con il passare delle settimane, abbiamo acquisito fiducia e identità».
Bravi voi e fortunata la società, che così non ha pagato troppo dazio alle scelte sbagliate del mercato estivo.
«Merito nostro che abbiamo fatto meglio di chi in teoria avrebbe dovuto starci davanti».
Quale la qualità migliore di questa Juve?
«L’umiltà. Senza quella, non vai da nessuna parte».
Quanto manca per tornare a vincere qualcosa di importante?
«Poco, la base c’è. Un paio di alternative in più per rinforzare la rosa, questo sì».
Magari ci sarà da sostituire anche Nedved: o no?
«Ma figuriamoci: lo stiamo stressando affinché continui. E alla fine lo farà: anzi, magari andrà anche agli Europei».
Lei da piccolo per quale squadra tifava?
«Milan. Adoravo Maldini e Baresi».
Motivo in più per escludere un eventuale trasferimento all’Inter?
«Io nerazzurro? Non credo: potrei quasi mettere una mano sul fuoco».
In azzurro invece potrebbe starci benissimo.
«Spero negli Europei, certo. Dipende solo da me».
Nel frattempo, quasi un anno fa, è stato il capitano dell’Under 21 che ha inaugurato il nuovo Wembley: ricordi?
«Spettacolari. Siamo entrati nella storia. Quel giorno, a proposito di derby, c’erano anche Nocerino e Rosina».
Sempre iscritto a Economia e Commercio?
«Ho appena sostenuto il mio settimo esame. Con calma, ma arriverò in fondo».
Che le pare dell’Italia attuale?
«Un Paese che sta facendo fatica e che deve risolvere per primo il problema della sicurezza: non si può avere paura a uscire di sera».
Un sogno?
«Sono un calciatore, quindi dico la Coppa del Mondo e lo scudetto. Dopo tutto quello che è successo, preferirei il tricolore alla Champions League».