PUNTI DI FUGA

Qual è il significato dell’Assemblea Generale della Compagnia delle opere che si svolgerà domenica 18 novembre? Viviamo dominati dal fantasma opprimente di una concezione negativa di uomo, come ricorda Paolo Donati in un suo saggio: «Due sono le figure cardine del pensiero di Hobbes \: da un lato, l’individuo proprietario (con le sue libertà originarie e alla ricerca del proprio profitto) e, dall’altro, lo Stato (il sovrano come proiezione di tutti i diritti della società). Ciò significa rendere irrilevanti le relazioni fra i consociati, sminuire l’importanza delle comunità e delle formazioni sociali intermedie (anche come soggetti di cittadinanza), limitare il pluralismo sociale, in sintesi svalutare la socialità della persona umana».
La stessa concezione negativa di uomo è sostenuta dal liberismo neoclassico che, nella forma del capitalismo finanziario internazionale, è continuamente invocato da molti editorialisti come toccasana per ogni problema. Si tace sul fatto che, nella realtà, spesso queste forze selvagge portano al dominio oligopolistico del più forte, in una concezione e una prassi darwiniste della società, in cui solo i migliori possono farcela.
Occorre invece prendere coscienza del fatto che l’operosità diffusa nel nostro Paese nasce da ragioni del tutto diverse, da quel desiderio di verità, di giustizia, di bellezza, «criterio oggettivo con cui la natura lancia l’uomo nell’universale paragone», di cui parlò don Giussani 20 anni fa all’Assemblea della Democrazia cristiana lombarda ad Assago: «Il desiderio accende il motore dell’uomo. E allora si mette a cercare il pane e l’acqua, si mette a cercare il lavoro, a cercare la donna, si mette a cercare una poltrona più comoda e un alloggio più decente, si interessa a come mai taluni hanno e altri non hanno, si interessa a come mai certi sono trattati in un modo e lui no, proprio in forza dell’ingrandirsi, del dilatarsi, del maturarsi di questi stimoli che ha dentro e che la Bibbia chiama globalmente cuore». In questa luce la violenza, l’egoismo, il cinismo, non sono atteggiamenti originali dell’uomo, ma sono l’effetto del limite e dell’errore che si documentano nella riduzione del desiderio originario in tanti piccoli desideri contingenti, manipolabili dal potere.
Ci vogliono allora realtà sociali, movimenti, associazioni, corpi intermedi, mossi da esperienze ideali, che educhino il desiderio dei singoli, difendendolo contro ogni possibile riduzione. È quanto avvenuto per molto tempo nel nostro Paese, animato dai movimenti cattolico, operaio e liberale che hanno dato vita a un’imprenditoria diffusa e facilitato il nesso tra realtà popolare e rappresentanza politica.
In questo contesto le iniziative economiche e sociali possono diventare «opere» in cui l’utilità individuale, in forza del desiderio vissuto integralmente, non confligga, ma si coniughi con l’amore all’uomo e con la gratuità, diventando servizio al bene comune.
Per queste ragioni, l’Assemblea Generale della Compagnia delle opere, che avrà come tema «Dalla gratuità il bene comune» non è importante solo per chi vi partecipa, ma, in considerazione del momento di smarrimento che sta attraversando il nostro Paese, per tutti.
*Presidente Fondazione
per la Sussidiarietà