Puntuali come Guardie Svizzere

Sopravvissuti a lanzichenecchi e presa di Roma, oggi sono dotati di mitragliette

Indossano costumi variopinti e un po’ buffi, usano ancora l’alabarda, ma all’occorrenza dispongono di mitragliette e bombole di spray urticante. Sono l’esercito più antico e più piccolo del mondo e il prossimo 22 gennaio si festeggerà il cinquecentesimo anniversario del loro ingresso a Roma, come guardie addette alla sicurezza del Papa. Sono le Guardie Svizzere, i soldati che per secoli si sono inginocchiati ad ogni passaggio del loro «principale» vestito di bianco (fu Giovanni XXIII a cambiare le cose, quasi infastidito dal continuo cadere in ginocchio degli svizzeri) e che ancora oggi migliaia di turisti immortalano con le loro macchine fotografiche agli ingressi della Città del Vaticano. Il loro corpo armato è l’unico ad aver resistito alle riforme e alla soppressione di tutti gli altri che lungo la storia sono stati al servizio del Pontefice.
In occasione dei 500 anni di vita, una delle guardie, il sergente Christian-Roland Marcel Richard, ha appena mandato in libreria un bel volume che unisce la storia e le curiosità sul piccolo esercito papalino a un corredo di splendide immagini (La Guardia Svizzera pontificia nel corso dei secoli, ed. Leonardo International). La coloratissima divisa della Guardia, di feltro color giallo, rosso e blu, secondo una leggenda metropolitana sarebbe stata disegnata da Michelangelo. In realtà non è così e il sergente Richard ricorda che «non è stato trovato alcun documento che accerti questo fatto. Michelangelo aveva tante qualità, ma non era un... sarto!». Secondo un’altra leggenda, l’autore della curiosa e inconfondibile uniforme sarebbe Raffaello Sanzio, che nell’affresco dove descrive il miracolo di Bolsena, datato 1512, raffigura un drappello di armigeri con uniformi che richiamano quelle degli svizzeri.
Già lo storico romano Tacito considerava gli svizzeri «un popolo di guerrieri famoso per il valore dei suoi soldati» e nel 1500, quando ebbe inizio il loro servizio in Vaticano, molti svizzeri facevano i guerrieri mercenari. Fu Papa Giulio II ad iniziare la tradizione di circondarsi di un drappello di guardie provenienti dalla Svizzera: nel 1503, lo stesso anno dell’elezione, inviò un messaggio ai cantoni elvetici per richiederle. Le guardie arrivarono il 22 gennaio 1506, quasi al tramonto ed entrarono per Porta del Popolo. Erano 150 e il loro capitano si chiamava Gaspare de Silenen, un nobile di Lucerna. Dopo aver attraversato in corteo Campo de’ Fiori, le guardie raggiunsero San Pietro. Il Papa fu così contento dei loro servigi da chiedere e ottenere vere e proprie truppe da combattimento elvetiche. I colori giallo e blu sono quelli della famiglia Della Rovere, alla quale apparteneva Giulio II, mentre fu Papa Leone X, il fiorentino Giovanni de’ Medici, ad aggiungere il colore rosso.
La pagina più drammatica nella storia della Guardia Svizzera è quella del 6 maggio 1527, all’inizio del «sacco» di Roma da parte dei terribili lanzichenecchi tedeschi. Quel giorno gli svizzeri sacrificarono le loro vite per salvare quella del Pontefice. Comandate da Gaspar Roust, le guardie furono trucidate. L’ultima a cadere fu la moglie del comandante, uccisa sul cadavere del marito. Delle 189 guardie allora in servizio, se ne salvarono soltanto 42, che permisero a Papa Clemente VII di fuggire a Castel Sant’Angelo attraverso il «passetto» di Borgo Pio, una sorta di corridoio fortificato dalle mura. Un mese dopo, però, il Papa era costretto a capitolare e sostituiva la Guardia Svizzera con duecento lanzichenecchi che diventarono i suoi carcerieri.
Alcuni anni dopo, nel 1555, ci fu pure un Papa, Marcello II, che appena eletto volle licenziare gli svizzeri, nel frattempo tornati a vegliare sul Pontefice. La Guardia attraversa indenne il Seicento e il Settecento, e viene dispersa dopo l’invasione francese e la prigionia di Pio VI, nel 1798, ma successivamente ricostituita. Passerà indenne il periodo turbolento della presa di Roma e sopravviverà pure allo scioglimento dei corpi armati pontifici deciso da Paolo VI nel 1970.
Oggi gli svizzeri indossano l’elmo piumato e l’alabarda nelle occasioni ufficiali, mentre la pesante corazza di metallo viene usata soltanto nel giorno del giuramento delle nuove reclute. Quando non sono addetti ai servizi ufficiali di rappresentanza, i soldati del Papa indossano una più comoda uniforme di panno blu. Oltre alle alabarde, lo abbiamo detto, queste guardie hanno anche armi da fuoco (che non esibiscono mai). Il sergente Richard, nel suo libro, ricorda a questo proposito un illuminante aneddoto. Alla vigilia della Prima Guerra mondiale, il comandante Repond, uomo appassionato di strategie militari e capo delle Guardie Svizzere, ebbe a dire a Papa Pio X, mentre gli indicava un angolo dei giardini vaticani: «Qui, Santo Padre, installeremo il nostro cannone!». «Bene - rispose il Papa - può tirare questo cannone?». «Ma naturalmente», replicò il comandante, che si sentì apostrofare dal Pontefice con queste parole: «Allora il nostro cannone deve rimanere al suo posto, in cantina, poiché il Vaticano non verrà difeso con i cannoni».
Per potersi arruolare nella Guardia Svizzera bisogna essere nati in uno dei Cantoni elvetici (per secoli il Cantone Ticino, di lingua italiana, era stato escluso, ma oggi non è più così) e bisogna essere alti almeno un metro e 74 centimetri. Nel 1979, ricorda il vaticanista Benny Lai nell’ultimo numero del National Geographic, venne arruolato lo svizzero Joseph Lischer che era alto 2 metri e 3 centimetri. La possibilità di sposarsi è stata prevista per secoli soltanto per gli ufficiali. Nel regolamento della Guardia datato 1914 - come documenta la tesi di laurea in diritto canonico appena discussa dal cappellano degli svizzeri, monsignor Alois Jehle, alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino - si leggeva: «Gli ufficiali della Guardia svizzera che volessero ammogliarsi dovranno riportarne l’approvazione dell’Eminentissimo Cardinale Segretario di Stato. La futura consorte dovrà possedere una dote di 50.000 lire, a meno che il futuro marito non possieda egli stesso un capitale non inferiore a tale cifra. Se taluno, dal grado di Sergente maggiore a basso contraesse matrimonio, s’intenderà che siasi di fatto dimesso dal Corpo».
Dall’inizio degli anni Settanta non è più così e oggi anche i caporali possono prendere moglie, a condizione che siano di ferma e disposti a rinnovarla. Ufficiali, sottufficiali e guardie semplici vivono tutti dentro le mura del Vaticano, negli alloggi del Corpo e, per chi ha famiglia, in appositi appartamenti. La paga mensile è di 1.300 euro. L’impegno per le reclute è di almeno due anni di servizio, rinnovabili alla scadenza e da un anno, per la prima volta, nel piccolo esercito del Papa presta servizio un soldato di colore. Si chiama Dhani Bachmann, ha origini indiane ed è stato adottato in tenera età da genitori naturalmente svizzeri.