Quadriennale, creativi alla conquista di Roma

Le opere scelte spaziano fra tutte le tendenze. E dopo anni di esterofilia i nostri artisti iniziano a essere rivalutati. Una prestigiosa giuria internazionale chiamata ad assegnare i premi

Giorgio de Chirico, nelle Memorie della mia vita appena ripubblicate da Bompiani, lamentava l’esterofilia del nostro paese e la contemporanea mancanza di attenzione per i nostri artisti, soprattutto quando esponevano all’estero. Oggi, a tanti anni di distanza, la situazione non è sostanzialmente cambiata, con l’aggravante che gli artisti italiani sono sempre meno presenti nella grandi rassegne internazionali. Le eccezioni sono poche e limitate ad alcuni di essi, che hanno conquistato soprattutto il mercato americano.

Eppure non mancano da noi i talenti, anche fra le generazioni più giovani. La Quadriennale d’Arte, diretta con passione e con piglio manageriale da Gino Agnese, coadiuvato da un gruppetto di cinque critici come Carlo Fabrizio Carli, Danilo Eccher, Luigi Paolo Finizio, Elena Pontiggia e Ludovico Pratesi, propone nella sua quindicesima edizione un panorama variegato dei giovani artisti italiani, che si sono affermati negli ultimi vent’anni, e che rivelano nell’insieme una sorprendente vitalità, oltre che una originalità degna di essere apprezzata fuori dei nostri confini. I cinque commissari, Chiara Bertola, Lorenzo Canova, Bruno Corà, Daniela Lancioni e Claudio Spadoni, hanno selezionato 99 esponenti di tutte le tendenze, che rappresentano il meglio della creatività italiana. D’altra parte, questa edizione della Quadriennale che ritorna nel Palazzo delle Esposizioni di Roma, vedrà assegnati i suoi prestigiosi premi per la prima volta da una giuria internazionale di alto livello formata da Suzanne Pagé, già direttrice del Museo d’Arte Moderna di Parigi, da Gerald Matt, direttore della Kunsthalle di Vienna e da Vicente Teodolì, direttore della Tate Modern di Londra.

Una scelta, quest’ultima, voluta dal Presidente Gino Agnese, proprio con l’intenzione di promuovere gli artisti più significativi in un ambito internazionale. Una scelta confortata dalla qualità di molte opere meritevoli appunto di confrontarsi con le tendenze più vive dell’arte di oggi. I nostri artisti, come sottolinea Lorenzo Canova nel ricco catalogo edito da Marsilio, hanno radici solide nella migliore tradizione italiana, soprattutto nel futurismo di Boccioni e di Balla e nella pittura metafisica di Giorgio de Chirico, senza dimenticare, come aggiunge Chiara Bertola, l’influenza dell’arte povera, la dimensione ludica del concettualismo degli anni Settanta, l’anima barocca della Transavanguardia. Hanno insomma una consapevolezza culturale e artistica ben precisa, senza peraltro cadere nel citazionismo o nell’imitazione.

La presenza dei video e delle installazioni resta prevalente, mentre la fotografia ha perso molte posizioni. Si nota con piacere il ruolo della pittura, della scultura e del disegno, spesso in un dialogo fecondo fra loro. In un panorama così diversificato il critico è inevitabilmente portato a fare delle scelte personali. I video, tanto cari all’attuale pubblicistica, sono talvolta più ingegnosi che realmente creativi. Non è questo, tuttavia, il caso di Andrea Aquilanti che ci dà un’immagine lirica dei Fori imperiali proiettando il video su un disegno a matita, né di Alice Cattaneo, con il suo intelligente uso della simultaneità futurista. Notevole è anche Il cielo nell’acqua di Sabina Mezzaqui, con quei pesci rossi che galleggiano nell’azzurro. Ma come dimenticare la forza espressiva dell’installazione di Federico Arienti, Bandiere, la qualità «metafisica» di Manfredi Beninati, la Farfalla di Claudio Citterio, Io non vorrei crepare di Luana Perilli, omaggio a Boris Vian?
La pittura ha punte notevoli in diversi artisti. Carolin Raquel Antich ci dà in Di notte un quadro di sottile lirismo. Giuseppe Caccavale in Andiamo al sud usa l’antica tecnica dello «spolvero» per creare un magico mondo di farfalle che volano attorno a un uomo dal volto pensoso. Francesco Cervelli ci coinvolge in Sottosopra nel suo labirinto di mangrovie, mentre Fulvio Di Piazza rappresenta in maniera minacciosa il sottobosco di una foresta minata dalla lava. Alberto Di Fabio trasfigura la natura in un arabesco dai colori ammalianti. Marco Verrelli coglie il paesaggio urbano in chiave metafisica. Marco Colazzo crea fantocci e maschere di inquietante presenza. Federico Lombardo ci propone 32 acquarelli che hanno per soggetto anonimi volti tratti da internet, che diventano, nella sua pittura, emblematici di una condizione umana. Vanessa Beecroft dipinge di nero i corpi di una trentina di donne del Darfur sconciati dal rosso del loro sangue innocente.

Il pessimismo esistenziale e un senso di grave minaccia dominano in gran parte delle opere. Lara Favaretto, invece, ci dà in chiave futur-dadaista un intelligente sberleffo in E una risata vi seppellirà, con la sua scatola nera dalla quale un amplificatore trasmette una risata irrefrenabile.

LA MOSTRA
Quindicesima Quadriennale di Roma. Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194. Fino al 14 settembre. Info: 06-39967500.