In quale palazzo risiede veramente il potere in Italia?

Egidio Sterpa

Facciamo qualche franca riflessione su quel che sta accadendo in Italia. Riflessione distaccata dagli interessi di parte.
Stiamo vivendo una fase storica che per certi aspetti non ha precedenti. Non si capisce dove sia il potere, quello legittimo, quello che ha l’autorità conferita democraticamente in relazione alla carica, all’ufficio, alle funzioni.
La confusione è grande e la fiducia nelle istituzioni sta toccando il fondo. Chi governa il Paese? Il potere politico è a Palazzo Madama, a Montecitorio, a Palazzo Chigi, al Quirinale o in qualche altro palazzo, magari sede di alcuni Pm?
La nostra è certamente una Repubblica parlamentare, ma il suo Parlamento è ancora bicamerale o invece tricamerale, essendosi aggiunto, senza alcuna riforma costituzionale, il potere addirittura censorio del Csm?
Un ministro, Siniscalco, a proposito del caso Bankitalia, ha osservato: «È a rischio la credibilità del sistema finanziario nazionale». Lasciamo stare l’interessata ironia di un ex ministro dell’Economia. Quel che a noi preme rilevare è ben più grave: a rischio è la credibilità di tutto il sistema Paese.
Significativo il titolo del Wall street journal: «Lo stivale slacciato», che segnala il distacco dalla linea di governo di uno dei quattro partiti della maggioranza con lo scopo evidente di crearsi una propria identità di fronte agli elettori.
Sta qui, appunto, un’altra ragguardevole componente della crisi italiana: la confusione dei linguaggi e obiettivi nella stessa coalizione di governo e nell’opposizione.
Se Atene piange Sparta non ride. La crisi, insomma, è tutta italiana. Non ne è fuori il mondo economico e finanziario. L’aggiunta degli interventi di una magistratura che sembra avere una concezione esclusiva del proprio potere fa sì che la crisi rischi di diventare esplosiva e ingovernabile.
Che la magistratura possa fare ricorso alle intercettazioni è la legge a stabilirlo, ma a questo proposito sia permessa qualche domanda: non sono troppe le intercettazioni? È lecito pubblicizzarle? Chi consegna ai giornali tutte quelle paginate che violano la privacy? Chi va chiamato a renderne conto, la polizia o la magistratura?
«Intrufolarsi nelle conversazioni private della signora Fazio è roba da tricoteuses, da voyeur», il giudizio non è nostro ma dell’on. D’Alema. «Sono assolutamente disdicevoli», è anche il commento del ds Visco. «Oltre tutto - sono sempre parole di un rappresentante della sinistra, l’onorevole Boato - il fenomeno riguarda centinaia di migliaia, forse milioni di persone. Troppe. Con un dispendio enorme di risorse». Anche il Capo dello Stato ha sentito il dovere di chiederne ragione al Csm. Servirà a qualcosa? Abbiamo la consapevolezza che alla magistratura spetta di fare rispettare la legge, anche nei confronti della pubblica amministrazione, e siamo altrettanto convinti che sia giusto riconoscerle indipendenza dagli altri poteri, in particolare dall’esecutivo, ma non è facile liberarsi dal sospetto che frazioni della magistratura stiano abusando del loro ufficio e forse per motivi di parte.
È stata distrutta un’intera classe politica, ora si sta sfiancando il mondo economico e finanziario. Il rischio è che tutti e tutto vengano travolti. Fuori una, fuori due, fuori tre classi dirigenti, che rimarrà poi? Il nostro spirito liberale ci induce a chiedere pacatamente ma fermamente: non si sta forse esagerando?