Quando andò in scena la provocazione

Chi studia e scrive di futurismo si trova ancora nella faticosa situazione di dover combattere una guerra multifronte. In nessun campo come nel teatro futurista questa situazione presenta risvolti realmente sconcertanti. Da una parte l’accusa di collusione col fascismo e quindi le successive omissioni, i fraintendimenti, gli errori che si accumulano uno sull’altro; dall’altra la precisa volontà di eliminare dalla storia della cultura la forza della sola avanguardia novecentesca italiana di portata europea, in tutti i suoi aspetti.
E quindi la cancellazione dell’infinita portata di innovazioni che il futurismo introdusse segnando i destini di tutte le forme e di tutti i linguaggi, dalla pittura alla scultura, dalla letteratura alla moda, dalla cinematografia alla fotografia, all’arredo, al teatro, appunto. La pacata acribia con cui Giovanni Antonucci, nella sua Storia del teatro futurista (ripubblicato dalla romana Studium, dopo la prima edizione di trent’anni) ristabilisce la realtà, consente di comprendere questo straordinario fenomeno della cultura italiana, ricostruendone la storia insieme alla storia degli infiniti errori, voluti o meno, che ne hanno impedito la conoscenza per decenni. Durissimi i giudizi dei critici teatrali, pochissima la conoscenza dei testi e degli autori, errata la considerazione e la sequenza corretta delle date. Alle innovazioni futuriste guardarono tanto i russi quanto Luigi Pirandello, le conobbero i dadaisti e gli espressionisti tedeschi, le rinnegarono autori italiani quali Sanguineti e Ronconi nel loro Orlando furioso, pretendendo di avere inventato uno dei concetti fondamentali della visione marinettiana del teatro e dell'arte, la «simultaneità».
Dal Teatro della Sorpresa alla Compagnia Italianissima, dal manifesto dei Drammaturghi futuristi, datato 11 gennaio 1911, ai testi teatrali dello stesso Marinetti, dalle «sintesi» alla grandiosa idea di abbattere ovunque i confini - tra arte e vita, tra realtà e immaginazione - che in teatro significa confondere i limiti tra artista e pubblico in un coinvolgimento totale e appassionato, un solo afflato di energia e di vitalità, il teatro futurista è una pagina grandiosa della nostra cultura. Dove i fin troppo celebri lanci di ortaggi si uniscono all’idea di un teatro popolare e italiano, comprensibile e rivoluzionario insieme, anarchico e nazionale. Dove la provocazione si unisce all'invenzione continua, linguistica e scenica, dove la distruzione di un passato retrivo e soffocante si unisce a una tensione continua, che guarda al futuro ed è capace di ridere, sorridere, ammiccare. Alla faccia delle bibliografie che seguiranno.