Quando Bene diceva male del cinema

Il grande attore girò cinque film nella sua carriera, ma odiava la "settima arte", che considerava spazzatura. In un libro tutte le sue interviste dissacranti contro cinematografari, film d’autore, registi, critici e "impegno"

Carmelo Bene, è noto, considerava il cinema «la pattumiera di tutte le arti». Artista completo, lavorò con ogni mezzo espressivo possibile: scrisse, recitò, narrò, poetò, interpretò. E diresse film, che amò visceralmente e poi odiò subito, non appena finite le riprese. La parentesi cinematografica della sua vita artistica durò cinque anni, dal 1968 al 1973, e cinque lungometraggi, da Nostra Signora dei Turchi (che fu presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, dove vinse il premio speciale della giuria) a Un Amleto di meno. Anche se la sua prima apparizione su un set, come attore, fu nell’Edipo re di Pier Paolo Pasolini risalente al 1967. Comunque, tra Carmelo Bene e il cinema non corse mai buon sangue. La critica e il pubblico lo attaccarono senza pietà: fu travolto da polemiche giornalistiche, scandali pubblici, stroncature feroci, persino devastazioni selvagge nelle sale in cui avvenivano le proiezioni. E quanto fu profondo, ma anche proficuo, l’odio che provò l’artista-attore contro l’ultima delle arti, ultima per nascita e ultima per valore, lo testimonia il volume Contro il cinema (minimum fax, pagg. 198, euro 15), curato da Emiliano Morreale, che raccoglie per la prima volta le interviste più significative che Bene concesse in quegli anni a giornali e riviste, da Cineforum ai Cahiers du cinéma, commentando, e quasi sempre distruggendo, il suo stesso cinema e quello degli altri. Ecco un florilegio delle sue invettive.

CINEMA «Non vado mai al cinema, perché so che è un sottoprodotto».

TECNICA «Come si sono svolte le riprese del mio film? Semplicissime! Nessun “problema tecnico”. Mi auguro che un bel giorno ogni spettatore comprenderà che può impugnare una macchina da presa e cominciare a fare un film».

MUSICHE «Per quanto riguarda la colonna sonora dei miei film, giro sempre con la musica in mente. Dico all’operatore: “Fai attenzione! Lì c’è un valzer”, e così via. Calcolo tutto prima delle riprese. Detesto applicare la musica a film terminato, come un’etichetta».

MESSAGGIO «Non voglio che i miei film comunichino niente».

CINEMA ITALIANO «Cosa penso del cinema italiano? Ci sono due parole che lei non dovrebbe pronunciare insieme: la parola cinema e la parola italiano. Nessuna possibilità. Il vero pericolo non sono gli americani, ma i falsi americani, gli europei che vogliono imitare gli americani».

PUBBLICO «Dal pubblico non voglio niente, e soprattutto non voglio pubblico».

IMPEGNO Per lei ha senso parlare di film politici o impegnati politicamente? «Per me non ha senso parlare di cinema. Figuriamoci di politica!».

SESSANTOTTO «In Italia non è stato come in Francia. Qui è stato trasportato il modello Sessantotto senza che vi fossero bisogni o reali esigenze. I francesi avevano delle ragioni per il Maggio ’68. Ma in Italia è stato solo una parodia».

MAESTRI Dove metterebbe allora John Ford, che è autore in quanto cineasta, nato nel cinema, legato al cinema? «Stia al cinema! Io lo metto al cesso. Voi mettetelo su un altare, per me è lo stesso. A me il cinema non interessa».

ARTE Che pensa dell’idea di avere a Roma una cineteca, dove finalmente la visione dei film sia accessibile a tutti? «Un cimitero di autori morti. Il cinema è nato come cattiva imitazione della letteratura. Io trovo che il tempo che uno dedica a vedere un film di Ejzenstejn sarebbe meglio usato per rileggere Puškin, perché si trova di più e meglio. Ejzenstejn è la brutta copia di certe cose di Puškin. Perché rifiutare di vedere il bello per vedere il distribuito, il contemporaneo? Joyce ha fatto in Ulisse il più grande esempio di montaggio, a cui nessuno era mai arrivato».

GODARD «Ci sono persone che non leggono Omero e vanno a vedere un film di Godard. Ma è assurdo, signori...».

LIBRO E FILM «Per me andare al cinema significa non vivere. Madame Bovary di Flaubert e Madame Bovary al cinema sono due cose completamente diverse: il primo è arte, il secondo è merda».

CINEMA E ARTE «Perché vi ostinate ad andare al cinema, quando sapete che Kandisky, Klee, hanno fatto di più, quando sapete che Picasso ha fatto di più? Vuol dire rinunciare. Perché costringerci a questa letteratura da fumetti, da ABC, da rotocalco. Non vado al cinema, perché so che è un sottoprodotto».

RITMO «Il cinema è una questione d’orecchio (parlo dell’orecchio armonico, non acustico). Bisogna sentire le cose. Che si tratti dell’opera, del teatro o del cinema, vedere non basta; ciò che conta è il ritmo».

MONTAGGIO «Per i miei film, avevo calcolato prima le immagini in funzione di un ritmo, in modo che il film si montasse durante le riprese. Montare un film dopo le riprese è una pagliacciata».

CINEASTA «Io mi sono finanziato da me tre film uno dietro l’altro: non riconoscono a nessuno di aver fatto lo stesso, mai. Io contengo in me il regista, l’attore, il produttore, il distributore, lo showman, l’addetto alle public relations, tutto. Sono milioni di contraddizioni. Le accetto tutte, me le assumo».

CRITICI «Mah, ho provato a dividere i critici cinematografici in tre categorie, per comodità di classificazione. I gazzettieri, i travesti, i supermaschi. I gazzettieri sono il coro, quelli che parlano per parlare, rumore di fondo. I travesti sono i peggiori, quelli che concepiscono la critica come mediazione. Nani che cercano di possedere gigantesse, gente che ha della capra e del cavolo, cantautori del mai visto, spastici, convitati di pietra, sfruttatori del buio pomeridiano, alpini da pianura. E poi ci sono i supermaschi... La critica che reinventa l’opera a livello pretestuale. Tutti con un film nel cassetto, e non ci sarebbe nulla di male. Purché lo facessero, il film».

TELEVISIONE La televisione è l’illusione dei fatti perché per farli vedere li deve raccontare, e così li sputtana. La televisione ti garantisce che i fatti non sono mai accaduti, che nulla accade! Si parla dei morti e lo speaker dice: “Vedete, hanno il cervello fracassato, guardate, sono inguardabili!”. Perché non basta esibirli, rientrano già nella fiction».

ROSSELLINI Rossellini ha detto che il cinema è morto. Lei che ne pensa? «Per fortuna è morto lui, quindi è il contrario».