QUANDO LA FICTION È FOTOROMANZO

Da un po' di tempo le fiction, specie se hanno da farsi perdonare qualcosa sotto il profilo qualitativo, hanno preso la furba abitudine di ingaggiare attori di accertato spessore, che affiancano interpreti giovani e belli gratificati dal favore popolare ma assai meno da quello del talento. In tv sta succedendo, come in un gioco di specchi, ciò che accade sui palcoscenici teatrali, dove per riempire le platee le produzioni sono costrette a scritturare starlette televisive sovente affiancate da qualche attore di grosso calibro. Cosicché vengono più facilmente digerite le eventuali lacune della messa in scena, la critica chiude un occhio, le star miracolate dalla televisione si sentono subito in grado di reggere le scene con la protezione di qualche mostro sacro del palcoscenico che fa buon viso a cattivo gioco e in qualche caso avalla, con dichiarazioni disinvolte, la loro convinzione di saper recitare. È un po' quello che avviene anche in L'onore e il rispetto (mercoledì su Canale 5, ore 21) fiction di notevole successo che mette a stretto contatto di gomito, per esempio, Manuela Arcuri e Virna Lisi, Gabriel Garko e Giancarlo Giannini. Per spiegare gli ottimi riscontri dell'Auditel si potrebbe persino ipotizzare, confidando prima o poi in una conferma medico-scientifica, che proprio l'accostamento sfrontato e reiterato di attori dalla professionalità tanto diversa produca, nel pubblico, un effetto talmente paralizzante da far spalancare la bocca, serrare i muscoli, irrigidire le falangi e impedire di fatto ogni eventuale smanettamento sul telecomando. Messo platealmente di fronte a quante diverse implicazioni contenga il verbo «recitare», il telespettatore sintonizzato su L'onore e il rispetto non sarebbe quindi materialmente in grado di cambiare canale e programma a causa di questo sconvolgimento fisico, a tutto vantaggio dei dati Auditel della fiction. Tuttavia sappiamo benissimo che i motivi del successo non possono essere addebitabili soltanto a questa interpretazione malevola. La furbizia con cui è costruita la fiction parte dall'atmosfera fotoromanzata, trova sicuri agganci nella storia a tinte forti di una famiglia di emigranti siciliani in cerca di fortuna in Piemonte negli anni del boom, si nutre di scene-madri e di sollecitazioni emotive volutamente sopra le righe che la regia di Salvatore Samperi bada a tenere sempre alte. Il mix di passione e violenza funziona, e per il resto non è più tempo di stroncare le velleità di una Arcuri o di un Garko. Lei ha dichiarato che ormai si sente un'attrice completa, e lui che è ora di finirla con i pregiudizi. Virna Lisi ha annuito, Giancarlo Giannini ha abbozzato. Non sarà certo il Telediario a questionare, andandosi a cercare inutili rogne.