Quando la fiction sociale è un piccolo capolavoro

A volte è la delicatezza dei temi trattati a rendere ottima una fiction, come nel caso de Il figlio della luna (giovedì su Raiuno, ore 21,10) dedicata alla vicenda vera di Lucia Frisone, autentica mamma coraggio che si è battuta con straordinaria determinazione affinché il figlio Fulvio, affetto da tetraplegia spastica, avesse le stesse opportunità umane e professionali dei ragazzi cosiddetti normali. Oggi Fulvio Frisone è un fisico affermato, e lo deve alla propria intelligenza ma anche all'intraprendenza di una mamma fuori del comune, interpretata con sensibilità e ampie corde espressive da Lunetta Savino. Storia vera e di argomento scivoloso, perché l'handicap in tv fa presto a diventare tv del dolore, melò di facili effetti, mentre il pubblico ha potuto finalmente incrociare un telefilm ben diretto e ben scritto, che si è tenuto il più possibile alla larga dagli effetti pietistici offrendo una gamma di sfumature interpretative che hanno saputo calibrare dramma e commedia, episodi divertenti e scene di forte impatto, alternandoli con la dovuta perizia. Una volta tanto l'impronta didascalica, rintracciabile nell'assunto che «chi ha bisogno dell'aiuto dello Stato e delle istituzioni deve gridare», è parsa funzionale all'esigenza di mostrare come la forza dell'amore materno possa smuovere le montagne dell'indifferenza, l'apatia di ogni comunità di fronte al problema dell'handicap fisico. Se attraverso l'insegnamento di una storia realmente accaduta si può lanciare un messaggio positivo senza doversene vergognare, senza aver paura di cadere nella retorica, ben venga una tantum una fiction che serva allo scopo. E se gli attori chiamati si sono sentiti in dovere di entrare nei personaggi solo dopo averli personalmente conosciuti, ecco un'altra spiegazione di come l'impegno di doversi calare in una vicenda realmente accaduta possa dare un valore aggiunto a una fiction. Due parole sugli interpreti bisogna spenderle, perché se lo meritano: Lunetta Savino continua a sorprendere, è una di quelle attrici di cui il pubblico sapeva poco o nulla prima di vederla all'opera nel Medico in famiglia, ha poi imparato ad apprezzarla nel recente Raccontami e ora non può più avere molti dubbi sul suo valore dopo averla vista in quest'ultimo lavoro. Di grande resa anche la prova dei due attori chiamati a interpretare il ruolo di Fulvio a seconda delle diverse fasi anagrafiche: sia il piccolo Alesssandro Morace che il più maturo Paolo Briguglia sono parsi la scelta migliore che si potesse fare, e quando si ha una sensazione del genere vuol dire che una fiction è equiparabile, anche sotto questo aspetto, al buon cinema.