Quando l’ecologista fa rima con economista

Il ministro Pecoraro Scanio ha nuovamente rilanciato l'emergenza desertificazione snocciolando una serie di dati impressionanti sull'aumento delle temperature in Italia. Io da Pecoraro Scanio non ci comprerei un'auto usata, però come faccio a non credere al supporto scientifico con il quale avvalora i suoi allarmi?



Andrei piano nel definire scientifici gli assunti dell'ecologismo talebano e in particolare del global warming e delle sue pressoché immediate conseguenze. Non dimentichiamoci che i massimi guru dell'ambientalismo sono dei banchieri. I quali, oltre ad avere una naturale predisposizione a muoversi e operare laddove avvertano il profumo dei soldi (e l'ecologia è un business, un grossissimo, immane business), hanno esperienze che esulano dalla climatologia, dalla geologia o dalla meteorologia, le scienze deputate allo studio delle mutazioni climatiche. Quanto a coloro che si occupano attivamente di problemi ambientali, essi sono nella grande maggioranza dei dilettanti: volenterosi, infervorati quanto si vuole, ma non scienziati. Anche se presentato dalla stampa come il frutto del lavoro di «un'équipe di scienziati», il famigerato rapporto dell'Ente intergovernativo sui cambiamenti climatici - un organismo che fa capo all'Onu e il cui presidente, l'indiano Rajendra Pachauri, è, guarda caso, un economista - è stato elaborato da qualche centinaio di persone d'ogni nazionalità che nemmeno l'Onu s'azzarda a definire scienziati. Limitandosi a qualificarli come experts, esperti. Titolo che, per dire, spetta anche a Pecoraro Scanio per il sol fatto di militare fra i Verdi.
Ma poi, caro Barruscotto, crede lei che l'ambiente scientifico sia immune dalla piaga del catastrofismo, dell'allarmismo e dell'emergenzismo? Dico, se la ricorda l'aviaria? Si ricorda le centinaia di migliaia di vite, i milioni di vite che quella «peste» avrebbe mietuto? E gli allarmi e le emergenze, se le ricorda? Dopo quel che gli scienziati ci avevano detto, ricorda che si aveva paura dei piccioni, dei passerotti, dei pappagallini in gabbia e nessuno più mangiava pollo o si cucinava due uova al burro? Ricorda le aperture dei telegiornali? «Sospetto caso di aviaria registrato nel Buthan», «L'epidemia dilaga, a rischio i proprietari di pollai domestici». E il Circo Barnum attorno al vaccino? Arriva, non arriva, ma cosa fa il Governo, cosa non fanno le multinazionali farmaceutiche... Emergenza, emergenza, emergenza! Ricorda il proclama dell'Organizzazione mondiale della Sanità? Suonava, alla lettera: «Il rischio di pandemia è grande. Il rischio persisterà. L'evoluzione del virus non può essere predetta. Il sistema di primo allarme è debole. L'intervento preventivo (con vaccini) è possibile ma non ancora testato. La riduzione della morbosità e della mortalità durante una pandemia sarà impedita da inadeguati rifornimenti medici». Un morto, uno solo si ebbe. E non è nemmeno sicuro che sia morto di aviaria.