Quando l'Italia andava veloce grazie a Piaggio

Quando gira tutto piuttosto male, quando si dimostra evidente la difficoltà di ipotizzare un futuro prossimo di nuovo splendente ed entusiasmante, quando si manifesta la conclamata incapacità di sognare, non resta che girare la testa indietro, oltre le spalle, per ritornare a quel passato in cui l'Italia è stata tutto questo: visione, utopia, crescita, sogno. Devastata dalla II Guerra Mondiale, la Nazione si rialza grazie all'operosità del suo popolo e attraverso la follia di imprenditori e industriali illuminati che credevano nella magnifiche sorti e progressive. Gente cocciuta, tosta, tenace, forte, donne e uomini, bisognava spazzare le macerie, altroché lamentarsi.

Eppure i problemi c'erano già ed erano gli stessi di sempre e di oggi: la pressione asfissiante delle banche poco inclini a supportare progetti troppo fantasiosi, il moloch malato dell'amministrazione pubblica, la politica corrotta che pensava solo ai propri affari e ad arricchirsi alle spalle degli altri. Così nell'immediato dopoguerra Enrico Piaggio, industriale di Pontedera, si trova di fronte al problema della riconversione produttiva dei suoi stabilimenti. Aerei non se ne possono produrre più, tocca inventarsi qualcosa di nuovo, ma la strada per arrivare alla Vespa è difficile e lastricata di insidie. Poi sarà un successo mondiale e il rilancio forte del Made in Italy, tecnologia e design. È appena andata in onda su Rai1 (si può rivedere su Rai Play) la fiction Enrico Piaggio. Un sogno italiano. Puntata secca sotto le due ore, racconta la storia del visionario imprenditore, erede dell'azienda aeronautica, prima della clamorosa affermazione trattata, forse un po' schematicamente, come quella di uomo contro tutto e tutti. Il regista Umberto Marino ha affidato il ruolo ad Alessio Boni, bello, ricco, tormentato e indubbiamente piacione - le donne gli cadono ai piedi - carismatico nonostante i veleni della comunità toscana che non credendo più in lui mirava a togliergli il giocattolo. Ma il tipo è tosto, niente affatto arrendevole (come potrebbe esserlo un uomo charmant circondato da tipi brutti?), capace di allearsi con la buona sorte quando a Cinecittà sbarca William Wyler per girare Vacanze romane, che per tutti sarà il film della Vespa. Tanti attori di genere, a cominciare dal genio dell'ingegneria italiana Corradino d'Ascanio, interpretato da Roberto Ciufoli, continuando con il cattivo banchiere Rocchi-Battaglia (Francesco Pannofino) e l'invidiosa ex amante dell'ingegnere, qui Violante Placido, che ha perduto la memorabile sensualità. Statuaria la moglie Paola Bechi (Enrica Pintore) la cui figlia adottiva sposerà nel 1959 Umberto Agnelli. Ma questa è davvero un'altra storia. Coinvolgente a tratti stucchevole, ben filmato ai limiti del manierismo, Enrico Piaggio ha il merito di ripercorrere uno straordinario spaccato dell'Italia moderna. E male certo non fa.