«Quando lotterò con Schumi, la radio resterà muta»

Il brasiliano ringrazia la Ferrari, poi allude agli ordini di scuderia e avverte Massa che martedì proverà la Rossa: «Lo attendono tempi duri»

Benny Casadei Lucchi

A parole, il vero Barrichello rinasce oggi, dopo quasi sei anni vissuti sul Cavallino ma nel cono d’ombra del cannibale tedesco, stagioni belle e tese che gli hanno portato nove vittorie (valgono un’onoratissima carriera in F1) e molti mal di pancia (anche questi valgono un’onoratissima carriera, da gregario, però). Rubinho rinasce oggi, a trentatré anni, con l’obiettivo di correre le ultime sei gare con la Ferrari ma libero da tormenti psicologici e spinto dal sogno di arrivare al mondiale con la Bar-Honda nei prossimi due anni. «Perché il mio scopo nelle corse è diventare campione del mondo e so che avrò più possibilità di riuscirci con la Bar anziché restando alla Ferrari».
Barrichello rinasce a parole, perché quanto dichiarato a Istanbul va a braccetto con quanto detto nei giorni scorsi durante un programma televisivo brasiliano, quando, serafico, ma in un rigoroso crescendo rossiniano, aveva spiegato: «Sono io che ho deciso di andar via e ringrazio Jean Todt per avermi svincolato con un anno d’anticipo... E ringrazio la Ferrari perché non sarei il pilota che sono senza di lei»; e poi, alludendo agli ordini di scuderia ricevuti in passato: «Sono sicuro che l’anno prossimo, quando mi batterò con Michael Schumacher, la mia radio non suonerà più»; e ancora: «L’obiettivo in Ferrari era avere una sola vettura in grado di vincere e spesso, questa vettura, era quella di Schumi»; e infine a chi gli domandava perché, allora, non se ne fosse andato prima: «Perché, altrove, non c’era nulla di meglio disponibile. Probabilmente, con la Ferrari sarei diventato campione se solo Schumacher non fosse rimasto così a lungo».
Da oggi, sul nuovissimo circuito di Istanbul (a proposito, Alonso e Raikkonen con Renault e McLaren sono le lepri, ma la Ferrari e kaiser Schumi hanno sempre fatto bene all’esordio su una pista sconosciuta per tutti), Rubinho dovrà dimostrare che la rinascita non è solo a parole. Anche perché restano sei Gp e l’erede e connazionale Felipe Massa non solo prenderà il suo posto nel 2006, ma anche martedì e mercoledì prossimi in quel di Monza, durante i test privati prima del Gp d’Italia. Il motivo è chiaro: Rubens è ormai un ex; inutile fargli provare soluzioni innovative. Forse anche per questo prima smentisce le voci riguardo ad un suo passaggio alla Bar già nel corso della stagione, «sarebbe una mancanza di rispetto verso la Ferrari, tanto più che voglio lottare con il Cavallino per andarmene con in tasca anche il sesto titolo costruttori», quindi commenta l’arrivo di Massa: «Andrà incontro a momenti difficili, ma al suo posto avrei fatto la sua stessa scelta... E poi, posso dire con orgoglio che le cose nel team sono cambiate rispetto a quando arrivai: adesso c’è più attenzione per entrambi i piloti». Si vedrà. Intanto, Rubinho incassa i saluti di Schumi: «Rispetto la sua decisione... Rubens è stato con ogni probabilità il miglior compagno che io abbia mai avuto. Per noi, comunque, non sarà un problema, perché Massa è un ottimo sostituto, anzi, un talento come Alonso e Raikkonen...». Il kaiser è già al 2006.