Quando il matematico cerca di trovare l’equazione che arresta tutti i criminali

Catturare criminali a colpi di equazione. Trovare un omicida seriale con una formula. Sembrano cose da telefilm. E in parte lo sono, visto il successo di serie come Numb3rs che raccontano di cervelloni matematici, prestati alla polizia, capaci di agguantare ogni cattivone. Nella realtà non va affatto così liscia, però è un fatto che il calcolo, e i programmi statistici, hanno fatto irruzione nel mondo delle indagini.
Di questa rivoluzione ci danno testimonianza Keith Devlin e Gary Lorden in Il matematico e il detective (Longanesi, pagg. 254, euro 18,60). I due sono super teste d’uovo che maneggiano i numeri in ogni loro forma: il primo dirige il centro studi di informatica dell’Università di Stanford, il secondo è professore di matematica all’Università di Pasadena. Nel libro ricostruiscono, in modo da non mettere mai in crisi il lettore digiuno di logaritmi, la nascita di quella che è quasi una nuova disciplina, che potremmo chiamare «matematica investigativa». Leggendo si scopre che alcune delle tecniche usate dal protagonista di Numb3rs sono state prese proprio da indagini reali. Ecco qualche piccolo esempio.
Negli anni Novanta un poliziotto canadese con il pallino dell’algebra, Kim Rossmo, non riusciva a capacitarsi che non ci fosse un algoritmo che consentisse di localizzare i criminali abituali, a partire dai luoghi in cui colpivano. Alla fine ha prodotto quella che, da allora, è nota come la formula di Rossmo: una sommatoria che delinea una «zona calda» in cui è probabile intercettare il criminale. Ed è stato proprio grazie a questo suo profiling geografico che è stato catturato lo stupratore di Lafayette. Un maniaco che aveva aggredito decine e decine di donne. Invece, per incastrare «l’angelo della morte», un’infermiera che era stata accusata di provocare degli infarti ai suoi pazienti per essere la prima a soccorrerli, il matematico Stephen Gehlbach utilizzò, nel 1998, una tecnica basata sulla statistica. Dimostrò che la possibilità che durante il suo turno di servizio si verificassero (naturalmente) tanti infarti era bassissima.
Ma i metodi che si stanno imponendo sono tantissimi, come l’inferenza bayesiana che consente di «prevedere il futuro» durante le cacce all’uomo. La differenza rispetto ai telefilm però c’è. Spesso non ci si azzecca e i calcoli a volte durano settimane con computer potentissimi. Però il fascino dell’argomento resta.