Quando la musa si chiama De Chirico

Se si esclude l’architettura e il design, per la maggioranza degli italiani l’arte finlandese è di fatto sconosciuta: eppure quest’arte è più vicina a noi di quanto si pensi. Ce lo dimostra la mostra «Baltico-Mediterraneo. Italia e Finlandia a confronto», che si tiene nel Museo di Castel Sant’Angelo fino al dieci aprile. Quando si parla di confronto, non si vogliono suggerire parallelismi improbabili, trattandosi di due Paesi geograficamente assai distanti, ma, soprattutto tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, si evidenziano sviluppi culturali paralleli. Non è un caso che attualmente la più rigorosa rivisitazione del nostro primo Rinascimento la si debba al finlandese Lauri Laine, del quale è in mostra un olio del 2000, Copricapo rosso, raffigurante un cappello cardinalizio rielaborato in forma astratta. L’amore per la classicità, poi, è evidenziato dal fatto che in Finlandia esiste un telegiornale in latino e anche l’Istituto di Cultura finlandese in Italia, ubicato nella splendida Villa Lante al Gianicolo, ha un nome significativo: «Institutum Romanum Finlandiae».
Nata dalla collaborazione tra i due Paesi, la mostra presenta per la prima volta in Italia un’ampia selezione di dipinti finlandesi, tra cui alcuni che ricordano molto da vicino alcuni autori italiani, come per esempio The grey dance (1928), di Vaino Kunnas, che si ispira ai manichini di De Chirico. Nel cosiddetto nucleo storico, prestato da tre importanti musei di Helsinki, figurano i principali artisti della prima metà del Novecento, tra cui Magnus Enckell, e le pittrici Sigrid Schauman, Ellen Thesleff ed Helene Schjerfbech, nomi molto famosi in Finlandia, le cui opere sicuramente susciteranno l’interesse che meritano. In molti dei pittori presenti emerge un elemento importante, il silenzio, tipico dei paesaggi nordici. Ma anche la luce è particolare, assai diversa da quella del Mediterraneo. In Finlandia anche la più cupa notte invernale può essere rischiarata dai bagliori della neve e del ghiaccio, così come la luce estiva delle notti bianche è una luce misteriosa, azzurra. Assieme alle opere finniche, vi sono quelle italiane coeve, anche in questo caso per lo più mai esposte a Roma, per esempio quelle di Giola Gandini e di Giovanni Omiccioli, artisti famosi un tempo, ma ora quasi dimenticati, nonostante l’indubbio valore della loro produzione, come sottolinea il curatore della mostra Sergio Rossi. Seguono i settori dedicati alle tendenze degli Anni ’60 e ’70 e all’ultima generazione di artisti contemporanei.
Orario: 9-19; chiuso il lunedì