Quando rimuovere la cartilagine del ginocchio usurato

L'artrosi del ginocchio coinvolge diverse fasce di popolazione, di tutte le età. Provocata da un'usura della cartilagine, una volta instaurata tende a cronicizzarsi e ad aggravarsi progressivamente: da un semplice rammollimento del tessuto cartilagineo che riveste l'articolazione, col tempo si passa a veri e propri «buchi» della cartilagine in zone sempre più ampie.
Capita di frequente che chi soffre di questa patologia si senta consigliare la cosiddetta «pulizia» del ginocchio in artroscopia, allo scopo di rimuovere la cartilagine usurata presente nell'articolazione. Sull'utilità e l'effettiva necessità di questo intervento abbiamo chiesto un parere al dottor Domenico Brocchetta, primario del reparto di chirurgia protesica del ginocchio del Policlinico di Monza: «È un procedimento che, a dire la verità, mi lascia molto perplesso, a cominciare dalla terminologia utilizzata», osserva il chirurgo. «Ciò che viene definito “pulizia” del ginocchio consiste in realtà nel penetrare artroscopicamente nell'articolazione e, facendo uso di un apposito strumento a fresa (lo stesso che viene usato, per esempio, nell'intervento al menisco, per regolarizzarne il bordo), “grattare via” una parte della cartilagine usurata. Non si tratta quindi di un semplice “lavaggio”, come il paziente potrebbe essere indotto a credere, ma di un vero e proprio intervento sul tessuto cartilagineo. Specie quando viene eseguito ad una certa età, oltretutto, questo può risultare controproducente, sia perché viene tolta ulteriore cartilagine al tessuto già logorato dalla patologia, sia perché può favorire il subentrare di altre patologie (come l'osteonecrosi) che in molti casi portano alla necessità di un repentino impianto protesico.
La stessa artroscopia, del resto - strumento preziosissimo quando si tratta di indagare alterazioni del menisco, lesioni dei legamenti o determinati problemi della cartilagine - nei casi in cui il disturbo al ginocchio riguardi l'usura del tessuto cartilagineo non è sempre consigliabile, se il paziente ha superato i 65 anni. La situazione va valutata con cautela, caso per caso. Per quanto poco invasivo, infatti, si tratta pur sempre di un intervento chirurgico». Eppure molti pazienti affermano di aver notato un miglioramento dei sintomi proprio dopo un'artroscopia, come mai? «Succede perché, per effettuare l'artroscopia, viene introdotta nell'articolazione una soluzione fisiologica (in pratica, acqua sterile) al fine di dilatare i tessuti e rendere più chiara la visione alla sonda ottica», spiega Brocchetta. «In alcuni casi, questo passaggio di acqua va a rimuovere dei micro-corpuscoli di cartilagine usurata che giacevano nell'articolazione e che davano disturbo al paziente». Di fronte ad un paziente in età avanzata, quale esame può far capire se vale la pena oppure no procedere a un'artroscopia? «La risonanza magnetica, associata e integrata con una scrupolosa analisi clinica».