Quante donne assatanate in quel salone di bellezza

Il teatro brillante ha oggi pochi autori nel nostro paese, anche se è apprezzato dal pubblico. La verità è che ha bisogno di commediografi dalla mano leggera, dalla battuta ironica, attenti a creare personaggi e non maschere da cabaret televisivo. Così non c'è da stupirsi se Aldo De Benedetti, maestro «del teatro delle rose scarlatte e dei telefoni bianchi», è sempre più presente sui nostri palcoscenici, mentre sono rare le commedie brillanti di autori viventi. Il Teatro Gioiello di Torino è l'unico teatro italiano che realizza commedie brillanti con successo sorprendente, che si misura in centinaia di repliche. Protagoniste di questi anni sono state le pièce di Vera Mattews, autrice italianissima nonostante il nome anglosassone, ma ora ha debuttato con altrettanto successo Bigodini di Matteo B. Bianchi, in scena fino al 2 dicembre e poi in tournée. È una commedia ambientata in un salone di bellezza dove, tra una messa in piega e tanti pettegolezzi, s'incontrano tre donne insoddisfatte della loro vita sentimentale. Tutte e tre sono alla ricerca di un'esistenza meno prevedibile e soprattutto di un uomo dal fascino virile. Credono di trovarlo in un palestrato tuttofare di un vicino centro commerciale, che però è ben lontano dall'uomo sognato. Sarà invece un transessuale, dallo spirito pronto e dalla conoscenza approfondita delle armi della seduzione, a dar loro consigli preziosi e anche a scoprire un lato nascosto del macho palestrato. Bigodini è una commedia di grande eleganza, giocata su dialoghi sempre divertenti e su situazioni e personaggi poco prevedibili, merce rara di questi tempi. Ha, però, avuto la fortuna di trovare un regista come Roberto Piana, attentissimo a esaltare le caratteristiche del testo e interpreti ideali come Carlotta Iossetti e Andrea Beltramo, specialisti del genere, il sorprendente Alberto Barbi, Fabiana Gariglio e Cristina Serafini. Anche la «partecipazione vocale» di Luciana Littizzetto ha dato un apporto al grande successo.