Siamo facchini e benzinai ​ma nessuno ci dà un soldo

Montiamo mobili, facciamo i benzinai, i cassieri e gli agenti di viaggio. Per imprese che non assumono più

Un sabato del signor Rossi, l'italiano medio. Doccia, colazione, un'occhiata al telefonino per controllare le mail ed eliminare lo spam, un salto a lavare la macchina: un gettone per l'insaponatrice, uno per il risciacquo, uno per l'asciugatura, uno per l'aspirapolvere. Accanto all'autolavaggio si trova il distributore dove fare il pieno, anche questo fai-da-te per risparmiare sul prezzo del carburante servito: il signor Rossi inserisce il bancomat, digita il codice segreto, seleziona l'erogatore, impugna la pompa, riempie il serbatoio, ripone la pompa, stacca lo scontrino. Si prende una pausa caffè alla macchinetta della stazione di rifornimento, quindi si rimette alla guida per andare a fare la spesa: prende i sacchetti, li riempie con la frutta e verdura più appetitosa, li pesa, incolla sulla busta di plastica il talloncino adesivo con l'importo; al momento di pagare va a una cassa automatica, passa i prodotti sul lettore di codice a barre, riempie le borse, paga con la carta di credito. Prima di tornare a casa si ferma a comprare le sigarette da un erogatore automatico.

Per pranzo la famiglia Rossi sceglie un fast food: grandi e piccoli selezionano il menù dal totem elettronico, prendono i vassoi, si mettono in fila, pagano, mangiano, sparecchiano e gettano i rifiuti nei contenitori differenziati. Di ritorno a casa, avviata la macchina del pane e sguinzagliato il robottino che taglia l'erba in giardino, è il momento di controllare i conti: il signor Rossi apre il computer, va sul sito della banca, accede al servizio di home banking, controlla l'estratto conto e dispone un paio di pagamenti in sospeso. Rassicurato dal saldo positivo, comincia a pensare alle prossime vacanze: cerca un sito di viaggi e recensioni, valuta le alternative, scrive agli alberghi, calcola i preventivi, sceglie la destinazione, versa la caparra con un bonifico elettronico, prenota i voli. Se la scadenza è ravvicinata, stampa i biglietti ed effettua il check in online.

UNO E CENTOMILA

Una giornata senza lavoro, dedicata alla famiglia e al tempo libero. Ma in realtà il signor Rossi ha fatto il lava auto, il benzinaio, il barista, il commesso, il cassiere, il facchino, il tabaccaio, il cameriere, lo spazzino, il panettiere, il giardiniere, l'impiegato bancario, l'agente di viaggio, il bigliettaio. Ha lavorato senza accorgersene, tutti lavori mascherati che richiedono una certa competenza, e lo ha fatto gratis: ha svolto decine di mansioni che fino a non molti anni fa qualcun altro era pagato per eseguire probabilmente meglio. L'avrà fatto anche volentieri, convinto di avere risparmiato tempo e denaro; ma spesso si è trovato di fronte a una scelta obbligata, perché di sabato la banca è chiusa, il benzinaio ha attivato il self-service e il moderno e affollatissimo centro commerciale esalta la comodità di fare la spesa senza commessi.

La vita del signor Rossi, come quella di ciascuno di noi, è sempre più ingombra di questi lavori ombra: quando montiamo mobili Ikea, quando perdiamo delle mezz'ore navigando tra i menù dei call center telefonici, quando utilizziamo le lavanderie a gettone, quando facciamo shopping sui negozi online, quando portiamo i figli a scuola, quando controlliamo da soli la pressione delle gomme o il livello dell'olio nel motore di un'auto e di una moto, e magari nel garage di casa lo cambiamo o facciamo il rabbocco. Un tempo c'era gente pagata per assolvere questi compiti, mentre oggi negli uffici nessuno è più incaricato di dattiloscrivere e stampare lettere commerciali, aggiungere la carta alla stampante, cambiare il toner, smistare la posta. Secondo Craig Lambert, un sociologo americano che al «Lavoro ombra» ha dedicato un libro (pubblicato in Italia nel 2017 da Baldini & Castoldi), il concetto comprende anche le attività non retribuite necessarie per guadagnarsi lo stipendio, come il pendolarismo, la gestione dell'automobile, il tempo impiegato per i controlli di sicurezza in aeroporto o per proteggersi dalla caccia ai dati personali sul web.

Il lavoro è parte integrante della vita dell'uomo. Per alcuni è una maledizione, per altri una forma di autorealizzazione, per molti è entrambe le cose, croce e delizia, esaltazione e condanna, perché il lavoro è un'espressione di sé.

SEMBRAVA FANTASCIENZA

L'Italia è una repubblica fondata su di esso. Dio stesso, racconta la Bibbia, lavorò sei giorni e il settimo tirò il fiato così come Gesù per 30 anni fece il falegname nella bottega di san Giuseppe. Il lavoro occupa gran parte del tempo che altrimenti scorrerebbe vuoto, è utile a sé e alla crescita collettiva. È un fenomenale ascensore sociale ed economico. Ed è l'unico modo che gran parte dell'umanità conosce per mantenere i propri cari. Ma queste mansioni ombra, svolte gratis e inconsapevolmente, sfuggono all'idea che abbiamo sempre avuto del lavoro. Per la prima volta nella storia il progresso tecnologico distrugge più posti di quanti ne crea. Viene detto che è più semplice e veloce fare da sé, e che in questo modo ci sarà più tempo libero: è proprio così, o non si tratta di una nuova forma di schiavitù alla quale ci si assoggetta con il sorriso? Il primo a parlarne fu Ivan Illich, visionario pensatore austriaco che scrisse un saggio sul tema nel 1981. Era l'epoca della fantascienza, il tempo degli interrogativi sul futuro dei robot, se davvero avrebbero aiutato l'uomo o gli si sarebbero rivoltati contro. Oggi sappiamo che gli automi hanno preso su di sé molti lavori pesanti e ripetitivi, e che telefonini ed e-mail hanno abbattuto il confine tra lavoro e vita privata, ma vediamo anche molta gente che si ritrova o senza lavoro oppure più carica di incombenze da svolgere che però mai ha desiderato fare. Se il robot consente risparmi all'azienda che produce, il lavoro ombra svolge la stessa funzione a favore dell'impresa venditrice, del commerciante che scarica sul consumatore una serie di compiti.

Pagare in autonomia la spesa al supermercato o prelevare al bancomat fa risparmiare tempo; operare all'home banking fa risparmiare il denaro delle commissioni allo sportello. Però questi compiti ci danno più da fare. E ci isolano dagli altri, trasformano il lavoro in un'attività solitaria. Quelli che oggi sono lavori ombra, un tempo implicavano contatto umano e cooperazione. Il consiglio di un agente di viaggio spesso si rivelava determinante per scegliere le vacanze giuste, come lo erano i suggerimenti di una commessa alle signore indecise che oggi fanno shopping nei negozi virtuali.

MA IL VANTAGGIO C'È

Il lavoro ombra è anche una fonte di emarginazione. Chi non sa usare le tecnologie, non possiede titoli di studio, non ha soldi per comprare l'ultimissimo smartphone, chi semplicemente non è capace di fare benzina al self-service o non si fida dei siti di e-commerce non ha quasi più nessuno che può svolgere certe mansioni per lui. Si dice che tante persone non vogliono più svolgere attività umili e che molte di queste faccende sono sparite. Errore: non sono scomparse ma si sono nascoste, sopravvivendo come lavori ombra. Prima li svolgeva una manovalanza pagata, ora vengono fatti gratis da tutti. E in questo modo si restringe la possibilità di lavoro in quelle che un tempo erano mansioni di primo impiego, alla base della scala sociale, che consentivano un accesso non qualificato ma comunque reale al mercato del lavoro. Quanti fattorini hanno scalato posizioni di responsabilità, hanno conosciuto ogni anfratto dell'azienda e hanno avuto il tempo di affinare doti e acquisire competenze che il ceto sociale di origine aveva loro negato.

Il lavoro ombra ha anche i suoi vantaggi e le sue opportunità. Per esempio, non prevede sindacati. Costringe a spremersi le meningi per stare al passo con l'innovazione. Crea anche nuove figure professionali di un certo profilo, come manutentori, tecnici informatici, grafici, esperti di marketing, progettisti. Probabilmente il mago del web che cripta le transazioni finanziarie sui siti internet delle banche guadagna più del vecchio cassiere in mezze maniche. E poi non è detto che il lavoro ombra sia sempre e comunque gratis. Un po' di pazienza e arriverà il reddito di cittadinanza. Così ci si potrà dedicare in santa pace a tutti i lavori ombra immaginabili.