Quanto peserà il no della Chiesa ai Dico

La vicenda del partito democratico, che sembrava procedere con un suo lento cammino attenta agli ostacoli, ma certa della possibilità di raggiungere la meta, trova ora un intoppo. La reazione della Chiesa è andata di là di quello che si aspettava; e il cardinale Ruini dichiara che le decisioni della Conferenza Episcopale sul tema dei Dico saranno impegnative per i cattolici.
Il senatore Franco Marini dirige la linea dei popolari come se ci si trovasse di fronte a un caso consueto di conflitto tra le direttive della gerarchia e l’autonomia politica dei cattolici: di qui l’appello dei 60 parlamentari della Margherita per la legge sulle coppie. Si sapeva che la Chiesa avrebbe protestato, ma che l’idea del compromesso, come logica del concordato, avrebbe finito con il dare ragione a chi si associava alla politica più forte. E, nel caso di Marini, ai Ds e alla sinistra nel suo insieme. Non si può negare che la sinistra sia la più solida organizzazione politica esistente in Italia e sembra adattarsi, con le sue varie forme, ai diversi modi della società italiana. Il rapporto tra diessini e sinistra antagonista, tra il partito del compromesso storico e il partito della memoria utopica, in sostanza tiene: e non vi è nel centrodestra uno schema di organizzazione politica che possa reggere la potenza delle sinistra unite. L’idea dunque che il cattolico in politica debba negoziare il miglior compromesso politico con la forza prevalente si impone da sola. E i Dico hanno pur sempre evitato che avvenisse quell’atto di fondazione del solidale connubio capace di dare ad esso la forma pubblica esplicita alternativa al matrimonio. Infine, se la Chiesa si accontentava di respingere il nome e accettare la cosa, il compromesso era fatto, salvando il prestigio della Chiesa e il potere della sinistra. Ci si è invece trovati di fronte a un fatto nuovo, la visibile presenza della gestione papale di Benedetto XVI che ha dato forma a una sua dottrina sulla crisi dell’Occidente. E sostiene la necessità che esso, sfidato dall’emergere delle grandi potenze pagane e comuniste dell’Oriente, l’India e la Cina, e attaccato dal totalismo islamico possa resistere solo se prende coscienza di sé. E il fine della Chiesa cattolica che ha presieduto, in pace o in guerra con buone relazioni o cattivi rapporti, alla formazione dell’Occidente è quello di dare un contributo determinante a una coscienza di civiltà che, per sua natura, va oltre la distinzione del sacramento e del diritto, della liturgia e della politica, della Chiesa e dello Stato e tocca il punto in cui ogni civiltà ha di sé un senso religioso. Il Papa vede nella famiglia un punto centrale di questa dimensione radicale che offre all’Occidente il senso di essere una storia, una missione, una civiltà.
Non sono più i tempi in cui la Chiesa deve giustificare se stessa rispetto a una civiltà laica dominante e sicura di sé. È il momento opposto in cui si tratta di dare all’Occidente, in particolare all’Italia, il senso di essere una storia e una vita che non può dissolversi in frammenti di scelte individuali. L’individualismo come suprema regola di civiltà è la dissoluzione del suo senso di essere una comunità, una tradizione storica, una identità che ha un passato e, vivendo il suo passato, ha il sentimento del suo futuro.
L’individualismo come regola di civiltà toglie le basi materiali e morali della sua esistenza come vita comune. Difendere perciò il luogo in cui nasce l’educazione morale come prima mediazione dell’individuo della società, la famiglia appunto, è un compito della Chiesa come Chiesa, insito nella sua missione di edificare un mondo vivibile per l’uomo. Per questo la Chiesa in Italia è decisa a dire no e accettare un conflitto con il potere della sinistra divenuto, sul piano della vita, succube all’individualismo della cultura radicale. Questo ha conseguenze politiche anche sui partiti e sugli schieramenti, ma non è questo il lato più importante del no della Chiesa alla politica familiare del governo Prodi.
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