Quegli 7 giorni senza fiato sulla nord dell’Eiger

Rolly Marchi

La vita e lo sport donano a volte sorprese memorabili. Accadde in Svizzera quasi mezzo secolo fa, proprio sotto l’Eiger, un monte perenne nella storia del verticale. Due dei suoi protagonisti, che lo vinsero nel 1938, li ho conosciuti bene: Anderl Heckmair e Heinrich Harrer, quest'ultimo scomparso recentemente. Con il primo ho anche salito la parete della Paganella durante una delle fervide e amicali evasioni del Filmfestival di Trento. Sulla Nord dell’Orco (così è chiamato l'Eiger) in seguito vi salirono anche le donne e una, la francese Catherine Destivelle, la fece sua addirittura in solitaria. Davanti all’Eiger sono stato almeno una trentina di volte per la tradizionale sfida del Lauberhorn, la più lunga discesa della coppa del mondo e due anche nella vicina Mürren dove gli inglesi facoltosi inventarono il loro sci organizzando il campionato anglosassone e il famoso Alberg-Kandahar, sfida dai fasti antichi poi cancellata.
Dopo quella prima assoluta della nord dell'Eiger del 1938 ci fu chi pensò alla salita invernale. Fra essi va ricordato e onorato un bel tipo tedesco, pure lui da me conosciuto a Trento e in incontri culturali, perché proprio lui aveva dato vita al prestigioso periodico Alpinismus. Tony Hiebeler è il suo nome.
Ed eccoci alla memorabile sorpresa. Ero a Mürren per raccontare l’Alberg-Kandahar, quando vi arrivai fui subito informato che una cordata stava tentando la parete Nord, ovviamente dell’Eiger. Vi erano dentro da quattro giorni e al quinto, il mattino dopo il mio arrivo, li vidi guadagnare metro su metro, lentamente ma senza mai arretrare. La cordata era guidata da Tony Hiebeler e quando lo seppi il mio cuore si infiammò. Mi ero procurato un binocolo e per tre giorni continuai a spostare lo sguardo dalla pista della discesa e dai cento all’ora dei campioni alla faticosa progressione degli scalatori. Il cielo era sempre di cobalto e tutto proseguiva come guidato dalla perfezione di un regista divino. Al sabato il nostro Bruno Alberti contribuì ad accrescere il mio entusiasmo guadagnando la discesa, dividendo l’onore con il tedesco Wagnerberger. Al primo sole della domenica, vidi l’amico Tony nei suoi ultimi passi sulla neve verso la cima. In pochi minuti i tre compagni Anton Kinshofer, Andreas Mannhardt e Walter Almberger lo raggiunsero e si unirono in uno slancio delle braccia verso il cielo. Memorabile! Era il 12 marzo 1961.