Quei cattolici di facciata dell’Unione

Gianni Baget Bozzo

Con la vittoria dell’Unione avverrebbe in Italia un radicale cambiamento di cultura politica: lo diciamo in riferimento a quella che è stata la principale caratteristica del Paese, la permanenza della tradizione culturale cattolica che si è imposta anche di fronte a forze ad essa estranee come il fascismo e il comunismo.
Non era così nelle elezioni del ’96, pure vinte allora da una coalizione che portava Prodi come leader. Ma Prodi era il candidato di una Democrazia cristiana che ancora esisteva, un cattolico era al vertice del Quirinale, Rifondazione non faceva parte della maggioranza. Oggi le cose sono profondamente mutate. Non esiste più una forza ispirata al cattolicesimo politico, la Margherita non si considera più come legata all’ispirazione cristiana. E non è un caso che essa abbia dovuto scegliere come leader un uomo che non viene dal mondo cattolico, come Francesco Rutelli, mentre rimangono nelle seconde file tutti gli uomini provenienti dal mondo cattolico. La Margherita esiste perché il Ds ha rinunciato al proposito originario di Massimo D’Alema di costruire un partito socialdemocratico, e ha scelto una via in cui l’intesa con i cattolici sembra dominante. Il prezzo di intesa è di fare della Margherita il braccio concordatario dei Ds, portando a compimento la politica iniziata da Palmiro Togliatti con la votazione dell’articolo 7 della Costituzione che garantisce nei Patti Lateranensi uno statuto costituzionale.
Ma è nell’intenzione della coalizione di procedere rapidamente verso una rapida realizzazione di una legge sulla libertà religiosa che garantisca uno Statuto parallelo a tutte le confessioni religiose, spingendo verso un multiculturalismo che tende esattamente a disgregare il carattere cattolico della tradizione nazionale. I Ds possono usare lo schema concordatario come un prezzo di ingresso, ma non è questo il suo fine. Non è un caso che uno dei partiti ammessi all’Unione sostenga l’abolizione del Concordato.
Ciò significa che il partito postcomunista guarda a una alleanza con quel laicismo prevalente in Europa che tende ad eliminare l’influenza politica della Chiesa cattolica e di cui abbiamo visto le avvisaglie nel Parlamento europeo con il caso Buttiglione. È apparsa chiara l’alleanza tra la linea comunista e quella laicista nella questione della procreazione assistita.
Aggiungiamo un’altra questione: quella del ruolo determinante che ha nella coalizione l’estrema sinistra in una forma che non ha aspetti simili in altri Paesi europei. Ora l’estrema sinistra ha un suo filocattolicesimo di facciata, ma rappresenta una visione negativa del reale che promuove un conflitto culturale e politico all’interno del Paese, una visione nichilistica per cui essere contro è il modo di esistere. Ci troviamo di fronte cioè non a uno scontro elettorale ma a uno scontro di prospettive culturali e politiche che tendono a fare dei Ds la forza centrale del Paese e di Rifondazione comunista una forza determinante nella linea politica del governo.
Di fronte a questo la Margherita non rappresenta una alternativa culturale ed agisce solo nei limiti in cui i Ds consentono loro di agire per tutelare i propri rapporti con la Chiesa. Non si tratta dunque in queste elezioni di una semplice scelta di un governo, ma di un quadro culturale e politico che potremmo chiamare della decattolicizzazione della cultura popolare del Paese, usando sia dei fattori interni di crisi religiosa che già esistono sia il formarsi di una cultura laicista che diviene il supporto fondamentale delle valutazioni politiche.
Il centrodestra ha sostenuto il cattolicesimo come cultura della nazione in tutti i suoi partiti e questo ha certamente contribuito, in questi cinque anni, al mantenimento dell’eccezione cattolica italiana nel panorama europeo. Se il centrodestra verrà sconfitto, lo scopo della nuova coalizione sarà quello di svuotare il supporto popolare del cattolicesimo italiano e di fare della sinistra moderata e radicale il fondamento dell’orientamento politico del Paese, lasciando alla Chiesa il culto e l’assistenza sociale. Di questo fatto non sembra i cattolici italiano siano avvertiti. Essi vengono suggestionati dalla politica concordataria della sinistra espressa dalla Margherita. C’è ancora tempo perché ne prendano coscienza.
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