Quei viaggi benedetti

Un viaggio fisico e spirituale per ravvivare la fede nel silenzio della ricerca di se stessi e della propria strada. Un cammino interiore lungo i sentieri del mondo per spalancare le porte del cuore al di là di ogni credo. Questo il senso profondo del pellegrinaggio, uno dei fenomeni più antichi della religiosità. «Nella tradizione musulmana l'Hajj, il pellegrinaggio alla Mecca, è uno dei cinque pilastri dell'Islam», sottolinea padre Cesare Atuire, Direttore Generale Opera Romana Pellegrinaggi. Nel mondo ebraico, nell'antichità, tutti i devoti di sesso maschile, in occasione delle ricorrenze di Pesach, Shavuoth e Sukkoth, la festa delle Capanne, dovevano recarsi in pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme mentre per gli indù la strada della purificazione per eccellenza è sempre stata il cammino verso Benares. Nei primi secoli della Cristianità - continua padre Atuire - il pellegrinaggio era essenzialmente un'esperienza individuale rivolta ai luoghi legati alla vita e alla passione di Gesù Cristo in Terra Santa ma quando Papa Bonifacio VIII, nel 1300, concesse le prime indulgenze, divenne ben presto un fenomeno di massa. Nell'Alto Medioevo furono i Crociati a difendere dall'assalto dei banditi le torme di pellegrini che, dopo aver predisposto un testamento prima di mettersi in cammino, si recavano in preghiera al Santo Sepolcro di Cristo. Anni dopo il fenomeno religioso rischiava di cadere nella superstizione, come confermano i racconti di Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer, che descrivono traffici di reliquie e pellegrini che, senza conversione, si incamminavano soltanto per pretendere grazie divine». Episodi ormai lontani.
Passato e presente
Con lo sviluppo dei mezzi di trasporto, a partire dagli anni Cinquanta, il pellegrinaggio, per volere della Chiesa, diventa un momento catechetico molto forte. «Non più solo un fenomeno esclusivo della comunità dei credenti - sottolinea padre Atuire - ma un'occasione di riflessione anche per chi non frequenta la Messa della domenica. Un'opportunità di promozione umana unica». Da allora è infinito l'esercito di pellegrini illuminati da un profondo desiderio di ricerca. Giovani e anziani, religiosi e laici, credenti e atei, tutti in viaggio con se stessi, lontani da qualsiasi stereotipo, tutti sulle orme dei grandi pellegrini della storia: Gesù Cristo e Papa Giovanni Paolo II, Abramo e Mosè, Egeria e Sant'Ignazio di Loyola, San Francesco d'Assisi e Santa Brigida di Svezia. Diversi i simboli delle destinazioni: il ramo di palma per Gerusalemme, la conchiglia per Santiago di Compostela, la chiave della tomba di San Pietro per Roma. Mantello, bordone e bisaccia, l'abbigliamento tipico del pellegrino per antonomasia. Goethe diceva che il continente europeo è nato in pellegrinaggio e che la nostra lingua materna è il cristianesimo mentre Dante Alighieri affermava che «esistono tre tipi di pellegrini: i romei, che percorrono la strada per Roma, i palmieri, che si incamminano per raggiungere la Terra Santa, e quelli diretti nella penisola iberica, a Santiago di Compostela».
In viaggio per Maria
Tra i santuari mariani Lourdes, Fatima, Czestochowa, Loreto e Pompei le mete più visitate, mentre i cammini d'Europa vedono aumentare i viandanti del terzo millennio che da anni si avventurano verso itinerari come la via Francigena e i settecento chilometri lungo la strada che dalla città francese di Saint Jean Pied de Port porta a Santiago di Compostela dove si trovano le spoglie dell'apostolo San Giacomo. La stessa rotta seguita nel Medioevo anche da Carlo Magno e da Isabella di Castiglia. «È il cammino che ci insegna la maniera migliore per arrivare e ci arricchisce mentre lo percorriamo», afferma lo scrittore Paolo Coelho nel romanzo scritto dopo l'esperienza personale dove descrive la profondità della sua ricerca interiore vissuta lungo la via lattea. Così era definito il percorso diretto a Santiago nel XIV secolo perché di notte i viaggiatori si orientavano seguendo le stelle della nostra galassia. Oltre alle mete tradizionali oggi l'interesse dei pellegrini si rivolge anche verso la Polonia, per visitare i luoghi dell'infanzia di Papa Karol Wojtyla, la Tunisia, sui passi di Sant'Agostino, e la Turchia, seguendo la strada di San Paolo tenendo presente «che il vero incontro dell'uomo con il Signore avviene dove regna la sofferenza», ricorda padre Cesare Atuire. «A Lourdes i primi passi di ogni pellegrino sono quelli mossi verso la sorgente, alla radice, per intraprendere il percorso della Via Crucis», precisa padre Mario Biffi, da quattro anni cappellano del Santuario di Nostra Signora di Lourdes. Era l'11 febbraio del 1858 e tutto cominciò con un forte rumore, quasi un colpo di vento. La Vergine Maria apparve per la prima volta a Bernadette Soubirous nella grotta di Massabielle e l'8 dicembre prossimo si aprirà l'anno giubilare, il 150° dalla prima apparizione. «Mi sento un pellegrino in terra di missione. Una terra che secondo me diventerà uno dei luoghi di evangelizzazione più importanti del mondo. Uno dei più significativi pulpiti di Gesù Cristo» continua padre Biffi. «Le emozioni più forti, a parte quelle intime, me le offre l'infinito numero di credenti che da tutto il mondo arrivano qui per testimoniare fede, speranza e carità. La sorgente d'acqua miracolosa scavata da Bernadette nella grotta è il simbolo dove dissetarsi, dove si precipitano i devoti per immergersi e raggiungere la pace interiore. Sono davvero pochi quelli che giungono a Lourdes per chiedere miracoli e non sono mai i malati. Il desiderio prioritario è quello di guarire dalle angosce. I sofferenti, provvidenzialmente, qui hanno un posto privilegiato. L'altro giorno mi sono commosso, leggendo la storia delle Apparizioni, soffermandomi sul racconto di una giovane mamma che non si rassegnava a perdere il figlio di due anni già in coma. La donna, disperata, fece la pazzia di tenerlo un quarto d'ora immerso nell'acqua gelida della sorgente per poi riportarlo a casa. Quando rientrarono il marito e i parenti pensando di dover organizzare il funerale al piccolo la trovarono seduta che allattava il bimbo che si era completamente rimesso. Tutto questo fa riflettere. Il vero valore dei miracoli è soprattutto il messaggio di guarigioni ben più profonde! Non è tanto importante recuperare la salute ma soprattutto sanare l'animo e qui a Lourdes sono almeno centomila i visitatori sanati ogni anno e non sono certo quelli che dichiarano l'improvviso regresso di una malattia». Sessantasette fino ad oggi i miracoli riconosciuti dalla Chiesa e oltre settemila le guarigioni seguite passo passo dalla Commissione Medica Internazionale di Lourdes grazie a documentazioni dettagliatissime.
Tutti a Medjougorije
Non ancora accertate dalla Chiesa le apparizioni a Medjougorije che secondo il resoconto della Conferenza Episcopale saranno comunque oggetto di ulteriori approfondimenti. Incalcolabile, in questi ventisei anni, il numero di pellegrini che hanno raggiunto la collina di Podbrdo, nei pressi del paesino «fra i monti» dell'Erzegovina dove il 24 giugno del 1981 Marija Pavlovic, Ivan Dragiecevic, Mirjana Dragicevic, sedicenni, Ivanka Ivankovi, quindicenne, e Jacov Colo, di dieci anni, si imbatterono per la prima volta nella «Regina della pace» e da quel momento videro stravolta la loro vita. Misteri di fede infinita che non devono distrarre e soprattutto far dimenticare che l'aspetto più straordinario della vita alberga nel cammino che ogni giorno, spesso metodicamente, spesso con fatica, tutti gli esseri umani cercano, come meglio possono, di portare avanti.