Quel carroccio «scippato» ai milanesi

I simboli sono importanti, soprattutto se l'umanità ne fa buon uso. E quella del carroccio di Cremona è una storia che val la pena di tramandare ai posteri anche se, come spesso accade per le «reliquie», di iconografico resta ben poco, a volte soltanto due assi incrociate oppure un chiodo ritorto su se stesso, come quello che sostiene la corona della regina Teodolinda custodita nel Duomo di Monza. Ma ciò che fa dell'oggetto un simbolo è il messaggio che sottende, pregno di valori che, in questo caso, vedono al primo posto la libertà. L'oggetto in questione, rimasto «sepolto» da tempo immemorabile in uno scantinato del Museo civico di Cremona, è l'ultima testimonianza tangibile di una battaglia avvenuta nel 1213 in una località del Cremonese: Bodesine. Su fronti opposti un esercito invasore - quello della signoria di Milano alleata con Piacenza, Como, Vercelli, Novara e Alessandria - e quello dei cremonesi, fedeli all'imperatore Federico II. Sono passati quasi 30 anni dalla famosa battaglia di Legnano che vide alleati i comuni lombardi contro il Barbarossa. Ma questa è un'altra storia. È la storia di una smacco verso una Milano che a partire dal 1200 crebbe in maniera esponenziale parimenti alle velleità espansionistiche. Ma in quel fatidico 2 giugno del 1213 la spuntarono i meno favoriti cremonesi, sostenuti da un contingente di militi bresciani e, leggenda vuole, anche dai santi Pietro e Marcellino di cui proprio quel giorno si celebrava la memoria liturgica. Scacciato l'invasore, i vincitori portarono in città come trofeo proprio il carroccio - quello dei milanesi - che per le città comunali del Nord era simbolo di autonomia, autogoverno, ma anche della protezione di Dio. Oggi i resti di quel carroccio - che rimase sui matronei della cattedrale di Cremona prima di essere traferito nei magazzini del museo civico alla fine degli anni '50 - sono stati restituiti alla città grazie all'intervento dell'assessore regionale alla Cultura Crstina Cappellini.
Pochi giorni fa, alla presenza del governatore Roberto Maroni, il simbolo della libertà cremonese è stato finalmente esposto nella sala maggiore del museo, occasione anche per la presentazione di un volume ad esso dedicato. «La valorizzazione del nostro patrimonio e delle nostre tradizioni - ha sottolineato l'assessore Cappellini - è un punto fondamentale del programma di legislatura ed è per questo che intendiamo ripresentare a tutti i lombardi storie come questa, appena un mese dopo la mostra che ha celebrato la Cremona del grande Stradivari».