Quell’inquietudine autobiografica di un precursore

Il racconto di John Cheever (Quincy, Massachusetts, 1912 - Ossinins, New York, 1982) che presentiamo in questa pagina, Il mondo delle mele, uscito originariamente sulla rivista Esquire nel 1973 e sino a oggi inedito in Italia, fa parte di sei Racconti italiani, l’antologia che sarà in libreria dal 6 novembre per Fandango (pagg. 95, euro 14) con la curatela e la traduzione di Leonardo G. Luccone.
Il mondo delle mele è considerato uno dei racconti più rappresentativi dell’ultima fase creativa di John Cheever. La prosa è lineare, disadorna, drammatica. I temi cheeveriani ci sono tutti: il bipolarismo carne-spirito, il ricordo, le origini, il doppio volto della Natura, la libidine. Il racconto, di ispirazione autobiografica, condensa l’inquietudine sessuale che straziava lo scrittore e l’amarezza che Cheever viveva in quegli anni per la mancanza di riconoscimenti importanti da parte della critica. Solo nel 1978 egli ottenne il Pulitzer e il National Book Award e da quel momento in poi venne unanimemente considerato uno dei maestri della narrativa americana.
Cheever è stato il primo scrittore a raccontare «i luoghi oscuri» del sogno americano, l’ipocrisia dei valori borghesi dei sobborghi che tanti autori, pensiamo solo a Raymond Carver, avrebbero poi raccontato decenni dopo. La vita della periferia, il mondo dei pendolari, delle partite di golf: «Una vita di quieta disperazione» analizzata attraverso una satira spesso feroce, come in The Wapshot Scandal, uno dei suoi romanzi più riusciti insieme a Falconer, in cui Cheever racconta di una donna che si uccide a causa della rottura di tutti i suoi elettrodomestici.
Lo sguardo di Cheever è concentrato, come lui stesso scrive, «non su un mondo selvaggio, ma su una civiltà completata per metà, che annovera grattacieli di vetro, torri di trivellazione, smisurati quartieri residenziali. Mi chiedo perché in un mondo così ricco, equo e realizzato - dove persino le donne delle pulizie si esercitano sui preludi di Chopin - ognuno debba essere così deluso».
Oggi Cheever ha raggiunto un pubblico via via sempre più numeroso che ne sta riconoscendo la grandezza nell’aver anticipato di decenni le tematiche della narrativa americana contemporanea. Questi Racconti italiani, tutti inediti in Italia, ispirati al soggiorno dello scrittore nel nostro Paese (dieci mesi tra il 1956 e il 1957) e inseriti trent’anni dopo nelle Stories of John Cheever, antologia che verrà insignita del premio Pulitzer, «fotografano» invece l’Italia, tra le ferite della seconda guerra mondiale e le speranze del boom economico alle porte. Con la satira e l’ironia che consacrano Cheever tra i più grandi scrittori del Novecento.