Quella «gauche» che respira odio e flirta con Katrina

Ruggero Guarini

Un'immensa livida nuvola tossica galleggia e naviga da alcuni giorni sulle nostre teste, continuamente si gonfia e si espande nel nostro cielo, ondeggia e fluttua esalando un nauseante fetore, e lassù sembra decisa a restare sospesa per sempre; e se molti trovano asfissiante quella puzza molti altri (evidentemente bramosi di essere governati dai suoi esalatori) la trovano al contrario inebriante, e coi loro applausi la incitano a ricoprire e appestare tutte la terra, e nessuno sa se e quando qualcuno riuscirà mai a sgonfiarla e a tirarla giù.
È la stupida, fetida nuvola generata e alimentata dalle zaffate di odio, di purissimo odio antiamericano, con cui i più apprezzati esponenti della nostra sinistra, anzi di tutte le nostre sinistre, da quella alla bruschetta di Ermete Realacci e Riccardo Barenghi a quella al caviale di Diliberto e Rutelli, hanno fin dal primo giorno salutato, e continuano tuttora a salutare, le notizie relative alla catastrofe di New Orleans.
Questo odio è da sempre un ingrediente essenziale del nobile gas di cui si nutre lo spirito, il pneuma, insomma i polmoni delle sinistre di tutti i Paesi del pianeta, compresi gli stessi Stati Uniti, dove si sa che fra Manhattan e Hollywood furoreggia un antiamericanismo non meno idiota di quello europeo, ma mai finora lo si era visto apertamente commisto alla gongolante e speranzosa fede nella distruzione del suo oggetto: mai come in questa circostanza nelle voci dei maestrini della gauche di casa nostra si era sentito vibrare un rancore così gaudioso; mai finora le loro facce si erano imporporate di gioia, i loro occhi accesi di speranza, i loro petti gonfiati di boria, come quando hanno potuto intonare i loro salmi in gloria di Katrina; mai insomma i loro cuori e i loro cervelli si erano dimostrati all'altezza della loro passione dominante - la carognaggine necrofila e iettatoria - come quando coi loro triviali predicozzi sulle colpe meteorologiche dello sciamano Bush hanno apertamente confessato che la sola America di loro gradimento è quella morta dei loro sogni.
A quale comparto della psiche umana appartiene questa passione? A quello dell'infamia o a quello dell'idiozia? Dopo avere a lungo cercato invano una risposta precisa a questo dilemma consultando nella nostra immaginazione i massimi esperti del ramo Amore e Odio, da Socrate giù giù fino al professor Girard, nonché chiedendo lumi sull'argomento ad alcuni nostri fidati informatori, l'abbiamo trovata, finalmente, quasi per caso, nelle parole con cui uno di essi ci ha sussurrato all'orecchio, in via del tutto confidenziale, che il dilemma in realtà non esiste.
Da questo informatore, del quale ci siamo impegnati a non fare il nome (possiamo dire soltanto che è un onesto portaborse di un noto, notissinmo leader della famosa Utai: Unione Trasversale Antiamericani d'Italia), abbiamo infatti potuto apprendere che nella testa di quell'illustre avversario degli Usa, al posto della materia cerebrale, deve esserci una sostanza che è una perfetta miscela di Idiozia e di Infamia.
Gli abbiamo chiesto quindi come se ne è accorto. Dall'odore, ci ha risposto, del suo alito. Che è lo stesso che proviene da quella nuvola.
guarini.r@virigilio.it