Quelle bugie sull’idrogeno che inquinano la politica

Diciamo la verità: a questa storia dei cambiamenti climatici non ci crede nessuno. Non metto in dubbio che la grancassa è al massimo volume e che i tromboni sono tanti, ma che ce ne sia uno che crede a quel che dice mi pare impossibile più che improbabile. Prendiamo Kofi Annan per esempio. Ha dichiarato: «I leader del G8 devono formulare un piano per affrontare i cambiamenti climatici». Naturalmente, che dica che bisogna applicare il protocollo di Kyoto non vale, perché, come egli stesso riconosce, quel protocollo incide zero sui cambiamenti climatici. Ha provato a dire che tutto il mondo deve aderire a Kyoto; senonché, posto che attualmente vi hanno aderito tanti Paesi quanto basta a coprire oltre la metà delle emissioni, anche se vi aderisse tutto il mondo, nulla cambierebbe visto che il doppio di zero fa zero.
Prendiamo ora Romano Prodi. Il presidente del Consiglio si è autodefinito «un militante di Kyoto». Il suo ministro all’Ambiente, però, da quando Kyoto è in vigore non fa che ripetere che quel protocollo non serve a nulla, perché, dice, bisogna ridurre le emissioni del 70%. Bisogna sapere che se per incanto, domani, tutte - ripeto, tutte - le automobili italiane sparissero, da domani ridurremmo le emissioni del 30%, neanche la metà del necessario secondo Pecoraro Scanio. Il problema è che nel frattempo il ministro alle Attività produttive, Pierluigi Bersani, applaudito da Prodi e da Pecoraro Scanio, sta erogando incentivi a chi cambia l’automobile. Credessero al pericolo imminente e mortale dei cambiamenti climatici, avrebbero dovuto dare incentivi solo a chi rottama la propria automobile in cambio di una bicicletta.
O di un’auto a idrogeno. C’è uno che va in giro su un’auto a idrogeno, ma solo se c’è una telecamera a riprenderlo: è Jeremy Rifkin, noto a tutti per vendere l’illusione dell’economia a idrogeno. L’ha venduta talmente bene che Prodi, quand’era ai vertici europei, lo fece proprio consulente. L’ho incontrato martedì mattina e ho provato a spiegargli che se si volesse alimentare a idrogeno il parco automobilistico italiano bisognerebbe installare in Italia 50 reattori nucleari per produrre l’energia elettrica che serve per produrre l’idrogeno che serve. L’ex consulente di Prodi mi ha spiegato che quell’idrogeno si produrrà col vento, «che è pure gratis». In questo caso ci vorrebbero 300mila turbine eoliche (300 GW eolici), ho sommessamente osservato. Senza però turbarlo neanche un po’.
Infine, i militanti di Kyoto pare stravedano, qui da noi, per i rigassificatori. Com’è noto, sono impianti inutili e dannosissimi; ma, anche fossero «una cosa seria» - come, con ineguagliata profondità di pensiero li ha definiti Prodi - essi sono un incentivo all’uso del gas, che fa aumentare la CO2, che invece si vuole ridurre. Sembra un gioco di parole, no? Forse lo è: vince chi la spara più grossa.